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SOLIDARSCUOLA 2012


"DIARIO DI BORDO"  


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Mercoledì 21 marzo 2012
Scuola Media di Spotorno 19 alunni
Scuola Media “Bernardo Strozzi”(Genova) 50 alunni

 

Un'altra mattinata affollata da Music for Peace, circa 70 ragazzi in età compresa fra gli 11 e i 14 anni, provenienti in parte dalla scuola Media Bernardo Strozzi  (due classi ,una terza e una seconda media); gli altri sono in tutto 19 arrivano dall’istituto Comprensivo di Spotorno : un gruppo di varie età che comprende le rappresentanze di diverse classi, dalla quinta elementare alla terza media, perché fanno parte di un organismo scolastico detto “consiglio comunale”. Questo consiglio comunale under 14 ha anche un proprio giornale,  che viene pubblicato sul web ma ha anche una tiratura limitata in cartaceo. Con loro oltre agli insegnanti è presente l’assessore alla cultura di Spotorno.
Dobbiamo per forza dividerli in due gruppi, la seconda media della Strozzi e il consiglio comunale dei ragazzi di Spotorno in aula magna con Alvaro e Cristina, la terza media della Strozzi con Betta e Giorgia. Con quest’ultimi si parte da  quella che di solito è la fase ultima dell’intervento: il magazzino. I ragazzi sono svegli e fanno diverse domande, di conseguenza rispetto al solito l’intervento diventa una specie di lezione  itinerante , e la formula così un po’ improvvisata trova consenso fra studenti e insegnanti.
Nel frattempo in aula alternando  proiezioni di materiale in video, a interventi e discorsi, per  i ragazzi di Spotorno – a detta dei loro accompagnatori- si apre una inedita finestra sul mondo . “Spotorno è una piccola cittadina, e per i giovani che abitano nei paesi della riviera questo incontri sono occasioni importanti per ampliare i propri orizzonti , e di apertura verso l’esterno.” dice l’insegnante Stefania Demartini. Questo ci fa ben sperare per l’anno prossimo, ci piacerebbe riuscire a portare più scuole da entrambe le riviere. Loro, i ragazzi cosa avranno elaborato da questa mattinata di discorsi, video e lavoro pratico , lo sapremo presto. Quando infatti uscirà il loro giornale con il racconto della gita da Music for Peace a Genova. Ci facciamo promettere che ce lo invieranno. Quello più prezioso in cartaceo, che metteremo nella nostra rassegna stampa.


Martedì 20 Marzo 2012
Scuola Materna “Don Luigi Orione” (Casella) 24 bambini
Il viaggio delle scatole per i più piccoli potrebbe tranquillamente essere l’ argomento unico di un laboratorio.
I grandi container colorati, (dove vengono stipate non solo le scatole di genere alimentari ma anche tutto il materiale restante destinato a Gaza) vengono collocati sui tir, e poi fanno un lungo viaggio in mare e arrivano nel porto nientemeno che di Alessandra d’Egitto e da lì di nuovo sui camion parte una lunga carovana di macchine e camion che sulle strade polverose (perché così le immaginiamo) procede verso la frontiera e, passata dalla frontiera, alla volta di Gaza, dove una per una le scatole vengono scaricate e consegnate alle famiglie e a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Sono affascinati i bambini da questo racconto  e cercano sulle foto i container (“io voglio quello azzurro”!), i camion, guardano con attenzione sul mappamondo il dito di Cristina che indica la quantità di mare che la nave deve attraversare, e cioè, tutto il Mediterraneo.
Perché facciamo tutto questo? Per aiutare e perché crediamo che tutti debbano lavorare per la pace.
Cristina chiede ai bambini cos’è la pace.
“Giocare insieme” dice Annalisa. Immediato.
“che non si può più litigare” dice Cosimo. La pace imposta dai grandi: non si può neppure più litigare in pace!
“diventare amici” dice Arianna e Federica aggiunge “..oppure conoscerli”. Ecco sì, questo è un po’ il nocciolo della questione: la volontà di conoscere l’altro è il preludio alla preparazione della pace.
Come spesso accade anche oggi  i bambini ci hanno insegnato ad esprimere e descrivere un concetto, per cui noi avremmo usato mille e più parole , con una sintesi.
In cambio noi gli insegniamo a fare una scatola, la tecnica per confezionare una scatola in maniera perfetta, che si chiuda bene , che contenga i quantitativi di cibo concordati, che all’interno le cose siano disposte a incastro per attutire scossoni e urti. Non c’è tuttavia confronto  con quello che abbiamo ricevuto, la sintesi e l’essenza della parole pace

 


Lunedì 19 marzo 2012
Scuola Elementare “Giosuè Borsi”(Genova) 25 alunni
Istituto Alberghiero “Nino Bergese”(Genova) 25 alunni
Arrivano dal Biscione e per arrivare da noi vuol dire che attraversano la città in una giornata di scioperi e manifestazioni. Hanno tutti un berrettino giallo in testa e una ragazzina ha in un sacchetto il pallone perché, lo sanno già, dopo sarà momento  di merenda, poi  giochi nel campetto, poi pranzo al sacco e se rimane del tempo ancora giochi. Una vera gita di classe, in via Balleydier da Music for Peace! E così, anche se poi sono arrivate le superiori, se gli incontri con le scuole sono finiti, chi scrive negli uffici sente le voci dei bambini della scuola elementare che sono ancora lì, a giocare. E ci può fare solo piacere.
Con le superiori del “Bergese” invece arriva una nostra vecchia e affezionata conoscenza, la professoressa Malini che, insieme alla professoressa Ramone, accompagnano la prima.  Introduzione come al solito, dove gli spieghiamo che scegliere di aiutare gli altri può anche diventare un lavoro. Che, guardando un  po’ più in là del nostro naso, si possono scoprire situazioni che non avremmo mai potuto neppure pensare. I ragazzi sono concentrati e seguono bene. Gli facciamo vedere un video sulla missione in Iraq, Kurdistan e Palestina, e gli parliamo delle missioni a Gaza. Fanno una sacco di domande: sulla guerra, sui confini, sui percorsi. Ad un certo punto Giorgio dice” però in televisione ci fanno vedere di tutto e di queste cose non parlano”.
Ben detto, è proprio così. Ci raccontano le insegnanti che lo scorso anno a scuola è andato a parlare un  ragazzo israeliano che ha scelto di sostenere la causa della popolazione civile palestinese, e che per questo è stato anche incarcerato. Gli facciamo quindi  anche vedere il video degli obiettori di coscienza israeliani. Vista la quantità di domande la tentazione di fermarsi ancora con loro in aula è forte, ma sappiamo quanto è importante confrontarsi con la parte pratica, e quindi, tutti in magazzino a fare scatole! Come diciamo noi “volontari per un giorno”, in realtà è decisamente meno di un giorno ma va benissimo per incominciare.

 

 


Venerdì  16 marzo 2012
Scuola Elementare “Maria Mazzini”(Genova) 50 alunni

 

Sono attenti, anzi attentissimi i bambini delle due classi quinte elementari della scuola “Maria Mazzini”. Qualcuno prende addirittura appunti, direi i primi quest’anno che vediamo con penna e blocco in mano.
Dopo l’introduzione di Alvaro dividiamo il gruppo. Ormai è un grande classico, ai ragazzi delle elementari facciamo vedere il video della missione in Abruzzo. Chiedendogli in più di prestare anche attenzione al paesaggio. Semplicemente perché è bello e neppure la presenza del terremoto riesce a nascondere questa bellezza. Chiediamo se qualcuno aveva visto l’Abruzzo prima del terremoto. Se era andato in vacanza, a trovare dei parenti. Rachele dice che lei era stata all’Aquila e se la ricordava bella. Un’insegnante dice che hanno fatto l’Abruzzo in geografia ma che stanno comunque cercando materiali proprio sui danni del terremoto.
La cosa più bella, però, accade in magazzino, mentre facciamo fare i kit didattici (anche loro come tutti scelgono con cura matite, penne e quant’altro come se fosse per loro e nello stesso tempo con la consapevolezza del dono), due bambini armeggiano nella loro borsa e dal loro astuccio  estraggono due matite e una gomma. E’ il loro piccolo, grande contributo di oggi. Finiti i kit ,un giro sull’autobus che rimane, fra i piccoli, il grande punto di attrazione. Le maestre sono pronte per andare via, hanno fretta sono un po’ in ritardo e devono rientrare a scuola, ma i bambini  sono tutti nel campo di calcio a giocare a pallone! Solidali sì, anche nel gioco; e poi il richiamo di un campo di pallone è veramente irresistibile.


Giovedì 15 marzo 2012
Istituto “Vittorio Emanuele-Ruffini”(Genova) 85 ragazzi

Dalle ore 9 alle ore 13 i nostri educatori son confrontano con 4 classi dell’istituto “Vittorio Emanuele-Ruffini”. Gli 85 alunni ci costringono a qualche salto mortale per la logistica. Li dividiamo in due gruppi , uno rimane in aula magna con Alvaro e Betta, uno di sotto nell’aula video intermedia con Cristina e Irene che di seguito  li introdurranno alle attività del magazzino.
Di sopra è previsto l’intervento più lungo, per l’occasione facciamo vedere un video quest’anno poco utilizzato . Si tratta di un montaggio di video delle prime missioni: dal Kossovo fino all’intervento dopo lo tsunami in Sri Lanka.
Le immagini della missione in Palestina e Iraq nel 2004 sono nuove anche per noi, trattandosi, tra l’altro, del West Bank e non di Gaza. Nel filmato inoltre si parla dell’argomento a noi caro che sono i disagi della vita di tutti i giorni. Si parla anche dei check point e introduciamo la proiezione di un cortometraggio: “No way through”. E’ la storia di un uomo, a Londra, che investe una ragazza con la macchina e cerca di soccorrerla; ma le ambulanze non sono disponibili, e ogni strada che potrebbe portare ad un ospedale è chiusa da un check point e gli impediscono di passare. Quello che succede in Palestina ogni giorno è trasferito, nella finzione del filmato, a Londra e gli studenti al termine del cortometraggio capiscono che la scelta del regista di ricreare la situazione in Inghilterra è dettata dal fatto che le cose si capiscono meglio se ci toccano da vicino. I ragazzi rimangono inoltre impressionati dal sapere che per i palestinesi i tempi di soccorso di una ambulanza possono anche arrivare a due ore, e che il chek point si riserva comunque di non far passare anche dei mezzi con palestinesi feriti a bordo.
In questi giorni  Gaza è sotto il fuoco dei raid aerei e in quattro giorni siamo arrivati ad una ventina di morti e una sessantina di feriti solo dalla parte palestinese. Così oggi, e anche ieri, facciamo una piccola rassegna stampa sul web, cercando di fornire un po’ di informazioni. Cerchiamo di suggerire non tanto dove andare a raccogliere le informazioni, ma di farlo loro. Essere curiosi, inseguire le notizie e non aspettare solo che siano i resoconti dei vari telegiornali ufficiali  a cercarli.
Non subire l’informazione ma usufruirne e migliorarla.
Entrambi i gruppi sono attenti e collaborativi. Da parte nostra riusciamo tutti a parlare delle cose che ci stanno a cuore:  gli scudi umani, vivere a Gaza, gli “shministim”, il fosforo bianco, i soccorsi, le missioni. E ancora far confezionare i kit scolatici e far vedere il Solidarbus da vicino. E ascoltare . E rispondere. Cercare di gratificare quei ragazzi che effettivamente oggi venendo da noi hanno scoperto qualcosa e ne vogliono sapere di più.


Mercoledì 14 marzo 2012
Scuola Elementare “Embriaco”(Genova) 40 alunni
Scuola Media “Da Passano”(Genova) 42 alunni
Irene, Betta, Cristina e Alvaro iniziano la giornata con l’allegria dei bimbi delle classi seconda e terza dell’elementare “Embriaco”.
Ci conoscono già e sanno a grandi linee di cosa si occupa Music For Peace: “aiutate gli altri”, “date cibo” e ancora “fate felice la gente”. Sono entusiasti e lo sono ancora di più quando Betta racconta loro del Solidarbus, con il quale portiamo musica, divertimento e solidarietà, e anche della manifestazione finale, il Che Festival, che quest’anno sarà dal 1 al 10 di giugno. “Dieci giorni di festa? Io svengo!” esclama Giancarlo.
Usano tutta la loro energia nel gioco dei fazzoletti dei diritti. Corrono, urlano e imparano, grazie all’aiuto degli educatori, che cosa sono i diritti umani.
Guardano, basiti e attenti, il video dell’intervento dei volontari di Music For Peace in Abruzzo nel 2009 e, prima di salutarci, ci dimostrano tutta la loro solidarietà confezionando, con il materiale portato da loro, le scatole da 20 Kg di alimentari che, tra fine giugno e l’inizio di luglio, verranno portate nella Striscia di Gaza, Palestina.
Gli alunni della scuola media “ Da Passano”, accompagnati dalla professoressa Montesano, nostra referente per il progetto “Solidarscuola 2012”, arrivano per le  ore undici. Loro sono già stati qui in sede l’anno scorso, però lo ammettono “avete fatto dei grossi passi in avanti dall’ultima volta che siamo stati qui”.
Con loro approfondiamo di più l’argomento Palestina: la quotidianità, le violazioni dei diritti umani dei palestinesi e gli ultimi tragici attacchi a nord della Striscia di Gaza.
Dopo il confezionamento dei kit didattici in magazzino c’è anche il tempo per una foto di gruppo e anche per una promessa: “faremo una bella raccolta e, esami permettendo, verremo anche al Che Festival!”

 

 


Martedì 13 marzo 2012
Scuola Media “Biancheri”(Ventimiglia) 150 alunni

 

Oggi è una giornata importante per il progetto Solidarscuola, infatti, arriva a far visita alla nostra sede-magazzino la prima e unica scuola della provincia d’Imperia che ha aderito quest’anno al nostro progetto. Per essere più precisi arrivano da Ventimiglia, sono tantissimi e con molta voglia di fare.La maggioranza non ci conosce, alcuni, pochissimi, si ricordano del nostro interventi nelle scuole elementari. Sia nella parte teorica che nella parte pratica sono molto attivi. Hanno un sacco di idee e teorie bizzarre sulla nostra associazione, come per esempio “la musica per voi è importante perché vi aiuta a tenere il ritmo” oppure “voi aiutate a costruire le case a chi le ha perse”. Con loro parliamo soprattutto della situazione nella Striscia di Gaza, non hanno molto chiaro cosa accade laggiù, in quel posto che a loro sembra cosi lontano. Le immagini del video della missione del 2009, proprio nella Striscia di Gaza, provoca nei ragazzi forti sensazioni. Sorpresa, indignazione, rabbia e attonimento e ciò che gli educatori riescono a percepire dagli alunni.
I ragazzi di prima trovano la soluzione: “aiutiamoli dando ai palestinesi le armi”. I nostri educatori spiegano che facendo un gesto simile si alimenterebbe il circolo vizioso di violenza che ormai da 60 anni dilania la Palestina e che, il miglior aiuto sarebbe il riconoscimento dello stato palestinese.
I ragazzi di seconda non riescono proprio a concepire una simile situazione “ma allora in quelle terre uccidere le persone è legale dato che questi qui ne uccidono tantissime”
I ragazzi di terza invece rimangono estremamente colpiti dal coraggio degli scudi umani che mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella di un palestinese: “hanno del coraggio da vendere!” esclamano.Insomma, gli alunni venuti dal lontano West ligure ci hanno regalato molte soddisfazioni. A fine giornata ci salutano, ci fanno i complimenti e ci promettono che si faranno portavoce della parola di Music for Peace con i compagni che oggi non sono venuti a trovarci. Ottimo.

 


Lunedì 12 marzo 2012
Scuola Media “Gaslini”(Genova) 40 alunni
Hanno negli zaini pacchi di riso, confezioni di biscotti, barattoli di legumi e di pelati. Erano già venuti lo scorso anno i ragazzi della media “Gaslini”, ma per non smentire una distrazione tipica dell’età se lo ricordano solo prima di andarsene. “Eravamo già venuti qui….non al piano di sopra però” Certo, è vero .Lo scorso anno il piano di sopra era ancora un cantiere, e l’aula magna non poteva ancora ospitare nessuno.
Però si ricordano benissimo cosa raccogliamo e hanno portato i giusti rifornimenti, compresi un paio di dentifrici per grandi e per bambini.
La scatola anche la fanno in quattro e quattr’otto, si affannano nella ricerca delle cose giuste da incastrare e scrivono con entusiasmo la scatola, firme e anche indirizzo e mail per aspettare un probabile saluto e ringraziamento dei destinatari del pacco. In aula inizialmente la situazione è un po’ diversa, e non è facilissimo attirare la loro attenzione. Anche perché di Gaza e Saharawi hanno già parlato lo scorso anno e sembrano ricordare tutto.
Gli parliamo quindi della speranza, quella che viene trasmessa dalle giovani generazioni, che parte dai giovani obiettori di coscienza israeliani, per finire a chi , come loro, porta un pacco di sale a Music for Peace. Perché “speranza” è una parola che non deve fare paura, e bisogna essere consapevoli del fatto che anche un minimo contributo aiuta a cambiare le cose.
Hanno difficoltà ad intervenire, le prof. per rassicurarli ribadiscono che nessuno di noi educatori  li interrogherà e darà voti. Comunque verso la fine dell’intervento, dopo aver visto  il discorso alle Nazioni Unite di Seven Suzuki si rianimano e vengono fuori quei caratteri che avevano in magazzino al momento di fare la scatola.  Sono rimasti colpiti da due frasi in particolare “Noi siamo quello che facciamo” e un'altra riferito ad un bambino delle favelas “che è più disposto a donare di quanto non lo siamo noi che abbiamo tutto”.  Sono anche molto colpiti dal fatto che la dodicenne Seven Suzuki non fosse agitata e parlasse con naturalezza davanti al pubblico “Anche se il discorso glielo ha scritto un grande…lei però era tranquilla”. Insomma  si sono messi in moto una serie di pensieri, e noi siamo contenti. Prima di andar via le insegnanti chiedono qualche informazione in più sulla storia degli shministit. Forse per se stesse, forse per la classe. Abbiamo l’impressione che  fortunatamente per loro, i ragazzi della media Gaslini non abbiano  terminato con oggi il loro avvicinamento alle associazioni umanitarie, e alle cose che accadono nel mondo. Gli auguriamo un buon lavoro prima di andar via, gli ricordiamo di attivare la raccolta a scuola (cosa  che per altro alla scuola media Gaslini fanno regolarmente ogni anno) e gli raccomandiamo di venirci a trovare. A giugno: al Che Festival. 
Venerdì 9 marzo 2012

Scuola Elementare “Duca degli Abruzzi”(Genova) 34 alunni
 “Cosa portiamo a Gaza?”
“La gioia” è la risposta.  Bè forse è un po’ eccessivo, ma che bello sarebbe…
La gioia la portano loro a noi. Due classi , quarta e quinta elementare, che ci regalano una mattinata di sorprese e allegria. Sono affiatati: quando la quinta gioca al fazzoletto un bambino finge di inciampare per far vincere una compagna arrivata da poco in classe. Quando chiediamo alla quarta se sanno cosa sono i diritti umani iniziano in coro a recitare una poesia in rima sui diritti umani, e le bambine tutte insieme fanno un balletto. L’insegnante dice “Noi gli abbiamo insegnato solo la poesia, il balletto lo hanno aggiunto loro”
Quando guardano il video sull’Abruzzo ( e li abbiamo dovuti un po’ convincere, volevano giocare e fare merenda!)  ci raccontano tutte le impressioni. “E’ bello e anche brutto.- dice Giorgio- Bello perché i posti che si vedono sono belli. Brutto perché le case sono distrutte, la gente vive nelle tende. Si capisce che c’è stato il terremoto”
In magazzino oggi gli facciamo fare i kit scolastici, siamo momentaneamente senza riso e non possiamo fare le scatole. In realtà ci mancano anche i quaderni piccoli ma possiamo sostituire con una diario scolastico. Gli viene naturale metterci qualcosa di loro. Le matite dei colori che piacciono a loro, il temperino della forma che preferiscono, il diario secondo il loro gusto.
Prima di andare via Irene e Maria Sofia chiedono di poterci far vedere una cosa. Si dispongono davanti a noi con tutte le compagne,  fanno una prova rapida e poi eseguono un balletto, cantando. Sono diversissime fra di loro; diverse provenienze, diversi caratteri, diverse altezze e colori. Ma ciò nonostante il loro balletto è straordinariamente armonioso. Ed è il giusto saluto dopo una mattinata spesa a parlare di solidarietà.

Giovedì 8 marzo 2012
Scuola Elementare “Duca degli Abruzzi”(Genova) 26 alunni
Scuola Elementare “Embriaco”(Genova) 24 alunni
Scuola Media “Baliano”(Genova) 37 alunni
I bambini delle elementari mettono di buon umore. Innanzitutto per l’abbigliamento: è un tripudio di fiocchetti, righe, magliette stampate, colori. Poi c’è il tripudio di fossette, anche sui volti magri. E la predisposizione all’allegria, che contagia anche gli educatori. Vedono cose che tu non vedi. Mentre guardano il video sulla missione in Abruzzo Giada esclama “le galline!!” . Bè , noi le galline, più piccole di quelle del presepe, che effettivamente razzolano a fondo campo, non le avevamo mai notate.
Cristina per agevolarli legge con loro le frasi del video, spiegando così le parole più difficili , oppure che  Bagno e Bagno Grande sono i nomi dei paesi e non i bagni di casa (e qui ovviamente le risate sono garantite).
Ma l’allegria non limita la comprensione, né in questo caso leva alla concentrazione.  Dalla lettura delle frasi del video parte un percorso guidato da Cristina alla scoperta dei significati della parola solidarietà.
Solidarietà è anche giocare tutti insieme al gioco del fazzoletto dei diritti umani, solidarietà è mettere al giusto posto nel magazzino i pacchi di riso, pasta e farina che hanno portato, solidarietà è una scatola di generi alimentari che poi partirà per  Gaza.
I bambini delle scuole “Duca degli Abruzzi” e “Embriaco” stamattina, con la loro disponibilità e il loro entusiasmo hanno agevolato il nostro compito, e anche per gli adulti in questa maniera è più facile essere solidali.
Diventa un po’ più impegnativo il discorso con le seconde medie della scuola “Baliano”, che arrivano nel pomeriggio.
A loro, che nel corso dell’incontro dello scorso anno hanno già sentito parlare di Gaza e dei Saharawi, proponiamo un itinerario un po’ diverso da quelli fatti con altre classi. Innanzitutto gli raccontiamo un po’ l’ultima missione, e in particolare ci soffermiamo sugli aspetti di vita quotidiana a Gaza . Ci soffermiamo sulle problematiche quotidiane, quelle che affliggono e limitano la popolazione civile. Gli raccontiamo che la preoccupazione più grande per i palestinesi è quella di non riuscire ad aiutare i figli a credere nel futuro.
Poi gli facciamo vedere un video sui shministim, gli obiettori di coscienza israeliani, uomini e donne di 18 anni che si rifiutano di fare il servizio di leva e per questo devono scontare una pena. Gli facciamo vedere il filmato di Seven Suzuki , la ragazzina che andò a parlare di fronte alle Nazioni Unite. Ognuno in proporzione alla realtà che vive, ma questi ragazzi hanno deciso di fare qualcosa, di parlare, di uscire allo scoperto. Basta anche meno, un piccolo gesto di solidarietà . Dalla grande sfida degli shministim, alla raccolta di generi alimentari nella scuola. Tutte queste azioni possono contribuire a dare una speranza nel futuro ai bambini palestinesi.

Mercoledì 7 marzo 2012
Scuola Media “Bernardo Strozzi”(Genova) 45 alunni
CNOS-FAP “Don Bosco”(Genova) 32 alunni

Verso le nove arrivano i ragazzi della scuola media “Bernardo Strozzi”. Si ricordano degli incontri precedenti, su Gaza hanno già seguito l’approfondimento l’anno scorso mentre nulla sanno dei Saharawi. A parte uno, che è a conoscenza della presenza del muro e delle mine.” Ma io lo so perché mio padre è artificiere e me ne ha parlato“ Quando si parla di Saharawi la differenza la fa sempre la presenza di Alvaro, che è stato lì in missione nel 2010 e riesce quindi a rendere più interessante il racconto arricchendolo di particolari di vita vissuta.
Alvaro fa vedere anche un piccolo pezzo di video della missione nei campi Saharawi del 2008 e ferma l’immagine sulle scatole allineate, in attesa di essere consegnate. “La vedete quella scatola ? ora andremo in magazzino e ne farete una uguale.”
“Pensavo fosse più facile fare le scatole!” commenta Antonio sbuffando mentre risistema per la seconda volta le lattine di pelati dentro alla scatola. Non si stancano lui e i suoi compagni di provare e alla fine hanno la meglio, la scatola si chiude e c’è stato tutto. Firmano tutti quanti sul cartone, uno di loro lascia anche l’indirizzo e mail, e poi c’è Omar che firma due volte: la seconda firma la scrive veloce, con un tratto leggero da destra verso sinistra. In arabo.
Per le undici del mattino arrivano gli alunni dell’istituto “Don Bosco”. Questi sono grandi, o almeno lo sembrano. Sono in realtà di prima, ma ce ne sono di tutte le misure e, con qualche bocciato, anche di tutte le età.E’ una classe maschile , trattasi di un istituto tecnico professionale, e multietnica. Quando parliamo di Gaza, del fosforo bianco e degli scudi umani un ragazzo chiede più di una volta perché non si interviene con le armi. Ma non è un guerrafondaio. Ce lo confermano anche dopo gli insegnanti : “è addolorato”, “indignato”. E la reazione immediata è questa.  Difendersi.  Riusciamo a catturare la loro attenzione, hanno la sensibilità giusta. Sono anche accompagnati da tre insegnanti giovani  che ci spiegano che alla scuola Don Bosco, dove c’è anche una tradizione di esperienza missionaria, sono abituati ad affrontare determinati argomenti e che comunque su Gaza sapevano molto poco. Quando è il momento della scatole  partecipano attivamente e con allegria, a distanza di due ore si ripete la stessa situazione di prima: questa volta si chiama Kalhid ed è alto 1,80: firma due volte, la seconda volta con un tratto leggero che sembra una pennellata ed è il suo nome in arabo.


Martedì 6 marzo 2012
Scuola Media “Bernardo Strozzi”(Genova) 71 alunni

Abbiamo avuto modo di capire, nel corso di queste settimane di incontri con le scuole, che la questione del  Saharawi è sconosciuta a molti. E non è difficile trovarne il motivo, dal momento che in generale se ne parla molto poco e, quando succede, in maniera molto circoscritta. Non sfuggono a questa regola neppure i ragazzi della media “Bernardo Strozzi”, che ascoltano con attenzione e forse anche con un pizzico di incredulità la storia della costruzione di un muro lungo quasi 3000 chilometri e alto-“alto?”- “cento metri!” esclama Valentino. Impossibile percorrerlo tutto, ancor di più aggirarlo. Il muro i saharawi se lo portano dentro ogni giorno. E se nessuno interviene, e nessuno sta intervenendo, succederà ad un certo punto che fra i Saharawi non ci sarà più nessuno che si ricorderà cosa c’è  al di là del muro, e il muro sarà per loro un elemento di delimitazione del paesaggio, così come nella loro terra lo era l’orizzonte del mare.
Forniamo interrogativi e non risposte. Nel corso di queste settimane ogni giorno qualcuno ci chiede perché le Nazioni Unite lasciano che accada tutto questo. Oggi aggiungiamo a domande, altre domande e concludiamo l’incontro facendo vedere un filmato del 1992: Severn Suzuki, 12 anni , canadese che parla davanti alle Nazioni Unite e chiede perché:  perché non siete capaci ad occuparvi dell’ambiente?, della povertà?, dei popoli oppressi?. Perché non siete capaci a garantirci un futuro.Rimangono  impressionati i ragazzi della scuola “Bernardo Strozzi” e alla fine del filmato riassumono bene i punti salienti  che sono emersi. Con l’altra classe si parla invece esclusivamente di Gaza. I filmati degli scudi umani, quelli a cui teniamo tanto, anche perché ci sono stati forniti da Vittorio Arrigoni, spiegano meglio di tante parole cosa vuole dire sopravvivere a Gaza. Anche qui la domanda delle domande: perché non interviene  nessuno per la situazione palestinese ? I tanti interrogativi vengono compensati dal lavoro in magazzino; inscatolare generi alimentari seguendo criteri ben precisi. Grande entusiasmo delle insegnanti , tutte coinvolte positivamente, che sostengono che l’anno prossimo loro insisterebbero molto sulla parte pratica, perché è quella che funziona meglio e li fa partecipare attivamente e comprendere su quali necessità interviene l’associazione. E’ assolutamente vero, probabilmente lo faremo: i ragazzi chiuderanno tante scatole cariche di generi alimentari e ne apriranno altrettante piene di punti interrogativi.


Venerdì 2 marzo 2012
Scuola Elementare “Duca degli Abruzzi”(Genova) 34 alunni
Istituto Superiore “Duchessa di Galliera”(Genova) 33 alunne

Si inizia la giornata con una ciurma giovanissima, anni sette con tanta voglia di giocare e in perenne movimento . Sono i bambini che vivono nel quartiere del Lagaccio e che vanno alla scuola elementare “Duca degli Abruzzi”. Con loro diventa anche un gioco il giro nel magazzino, perché si divertono a leggere ad alta voce i cartelli  di segnalazione dei generi alimentari: pasta, riso, sale, ecc.  Si appassionano al gioco del fazzoletto che gli proponiamo e comprendono subito che cosa sono i diritti umani.
Quando escono a fare merenda guardano in modo stupefatto il campo da pallone, ma le maestre sono irremovibili: bisogna tornare a scuola. Mentre si allontanano appaiono all’orizzonte  le ragazze del l’Istituto “Duchessa di Galliera”. Loro studiano per diventare dirigente di comunità infantile. Quando entrano  in aula magna il professore Brunetti si raccomanda di spegnere i cellulari, o comunque di metterli in modalità silenziosa “una volta tanto che vi si offre l’opportunità di imparare qualcosa di diverso….”
Potere del prof. o forse potere della nostra eloquenza fatto sta che non si sono sentite suonerie e messaggerie varie per tutto il resto della mattinata. Hanno seguito con interesse tutto: hanno smistato con Cristina i generi alimentari nel magazzino e hanno un po’ sistemato le scatole; in aula con Alvaro e Betta hanno ascoltato con sensibilità tutto quello che riguarda le missioni in Palestina e posto qualche domanda;  Quando poi spieghiamo che non esistono solo le figure dei volontari, e le organizzazioni e le associazioni umanitarie possono anche essere prese in considerazione per una scelta lavorativa, dandosi ovviamente i  necessari  requisiti, il professore interviene nuovamente  facendo presente alle ragazze che l’orientamento  di studi che hanno fatto le predispone più di altri verso una scelta di questo genere.Abbiamo iniziato la mattinata con l’argento vivo dei piccoli , la concludiamo con il sorriso di una foto di gruppo del gentil sesso. Questo è un elemento nuovo nel nostro diario di bordo di oggi.


 

 


Giovedì 1 marzo 2012
Scuola Media  “Gaslini”(Genova) 42 alunni

 

 

Quest’oggi arrivano 42 ragazzi della scuola media Gaslini insieme alla nostra referente per il progetto Solidarscuola, Cristina Lugani. Si ricordano di noi, un po’ di meno del discorso dell’anno scorso infatti alla domanda di Cristina “cosa c’è all’interno del Solidarbus” Felipe risponde: “un DJ”
Dopo la presentazione si divide il gruppo in due. Con entrambi i gruppi si riesce a fare un bel intervento, perché ascoltano e alcuni fanno anche domande. I ragazzi di terza si ricordano di Gaza e del fosforo bianco, ma non del perché della guerra; allora i nostri educatori spiegano come mai in Palestina c’è un conflitto ormai da 60 anni. Ne approfittiamo anche per leggere una notizia di pochi giorni fa: “L’Italia venderà 30 aerei da combattimento a Israele e in cambio riceverà armi”, i ragazzi sono increduli.Anche con i ragazzi di prima si riesce, data la loro buona attenzione, a parlare di Gaza. Le nostre educatrici si soffermano più sulla quotidianità di chi vive sotto assedio e spiegano dove va a finire il pacco famiglia da 20 Kg di cibo che hanno appena confezionato. Si parla anche di scudi umani, che i ragazzi definiscono “eroi” e “coraggiosi”. Li salutiamo con l’invito a informarsi di più su le questioni affrontate durante l’intervento, cose che, in fondo, riguardano tutti noi, sperando di aver acceso in loro un po’ di sana curiosità.


Mercoledì 29 febbraio 2012
Scuola Media  “D’Oria Pascoli”(Genova) 45 alunni
Scuola Elementare “S. Giovanni Battista”(Genova) 42 alunni

Alle ore 9 Betta, Alvaro, Irene e Cristina ricevono gli alunni della scuola media “D’Oria-Pascoli”. Si parla di diritti umani, delle Nazioni Unite e di Severn Suzuki di 12 anni, il cui discorso, coraggioso e cosciente, davanti ai delegati dell’ONU, stupisce tutti i ragazzi presente in aula magna.Molte sono le domande:  “Come ha fatto a essere lì?” “Chi l’ha portata? A queste e altre domande Betta e Alvaro rispondono, cercando anche un dialogo con loro, che sono d’accordo con i nostri educatori nel dire che ognuno di noi dovrebbe cercare di essere come Severn Suzuki. Dopo aver salutato gli alunni della scuola media, accogliamo i bimbi della scuola elementare “ S. Giovanni Battista” Con loro ci soffermiamo sul concetto di solidarietà, spiegandolo a parole ma anche aiutandoci con il video della missione in Abruzzo. Con loro parliamo anche dei saharawi, cercando di avere anche una risposta da parte loro. Cristina domanda:  “cosa è successo nel Sahara Occidentale?” e Alex risponde convintissimo: “Hanno guerrato! Ogni risposta genera una domanda, ogni interrogativo ne crea un altro. Patrizio sfodera nozioni di geografia non comuni. “E’ un appassionato” dicono le maestre. Fanno fatica a credere che si possa vivere con così poca acqua e fanno fatica a credere è la presenza del muro lungo 3000 chilometri che divide il Sahara Occidentale in due. Dopo tanto pensare, parlare e chiedere è arrivato il momento del gioco dei fazzoletti dei diritti che, come sempre, fa anche un po’ da valvola di sfogo. Conclusione in magazzino, per confezionare le scatole. Le fanno abbastanza veloci e vorrebbero farne delle altre, fanno un giro sul Solidarbus e vorrebbero partire per un a viaggio, giocano con la consolle del dj e vorrebbero fermarsi lì. Finiti gli interventi si fermano a mangiare, prima di andare via strappiamo loro la promessa di venire a trovarci al Che Festival!

 


 

Martedì 28 febbraio 2012
Scuola Media “Caffaro”(Genova) 72 alunni
Scuola Elementare “Duca degli Abruzzi” (Genova) 33 alunni
Quest’oggi i nostri volontari dedicano la mattinata agli alunni della scuola media “Caffaro”. Sono classi molto colorate e multiculturali.
Con loro si trattano molti temi, come la solidarietà, il Che Festival, il Solidarbus, la musica e la pace.
Alvaro parlando dei Saharawi chiede: “ perché la Spagna non c’era più nel Sahara Occidentale nel 1975?” e Gianni risponde: “perché faceva troppo caldo!”. Il discorso non fa una piega.  I ragazzi sono un po’ spenti ma rimangono molto stupiti quando scoprono che esiste un muro che divide in due un intero paese, separando tantissime famiglie.
Dopo il video della missione Saharawi 2008 i nostri educatori fanno un’ultima domanda agli alunni: “Qual è il più grande aiuto che possiamo dare a chi è in difficoltà?” e i ragazzi in coro rispondono: “facendo una grande raccolta e con tanta solidarietà”- I nostri educatori sono molto contenti della risposta, pero allo stesso tempo fanno riflettere gli alunni spiegando che anche fare informazione e passaparola è importante.
Con i ragazzi di prima si ha molta difficoltà per parlare e instaurare un dialogo; però quando sentono il discorso di Irene su Gaza ci regalano molta più attenzione. Con loro si trova anche il tempo per guardare il discorso di Severn Suzuki che, a soli 12 zitti per sei minuti il mondo intero.
Nel primo pomeriggio, verso le due, arrivano i bambini della scuola elementare “Duca degli Abruzzi”, sono 33 in tutto e sono molto rumorosi. Le maestre provano a farli tacere senza riuscirci, ci riesce benissimo Cristina che spiega come opera la nostra associazione e soprattutto dove. Guardano rapiti il video sull’Abruzzo e ascoltano affascinati ciò che capita nella Striscia di Gaza. Dopo gli aneddoti di Cristina scendono entusiasti insieme alle maestre a fare i pacchi famiglia.


 

Lunedì 27 febbraio 2012
Istituto Nautico “San Giorgio”(Genova) 100 alunni

Intera mattinata dedicata ai ragazzi del nautico “S. Giorgio”.Grazie alle doti di maratoneta del professore di chimica Roberto Pardini riescono ad arrivare quattro classi. Arrivano infatti a piedi dalla vicina Darsena dove è ubicata la scuola. Finito l’intervento con le prime due classi i professori  Pardini  e  Nelli rientrano a scuola raccolgono le altre due classi e tornano indietro. Ai ragazzi e ragazze dell’Istituto San Giorgio Betta fa una introduzione mirata sul lavoro delle Associazioni umanitarie e sul fatto che si può far diventare la solidarietà una scelta di vita, anche lavorativa. Con i ragazzi delle superiori ci proviamo sempre , in fondo fra non molto dovranno fare delle scelte di lavoro , di studi universitari e chissà da qui ad allora si può anche scoprire di avere una vocazione o la tentazione di lavorare per far rispettare i diritti umani o nel campo della solidarietà, per una associazione umanitaria oppure per una organizzazione non governativa . Per ora sono ancora giovani, classi prime e seconde, ma intanto dobbiamo loro render merito per il fatto che rispetto ad altri qualche nozione in più ce l’hanno. Sanno dov’è Gaza , sanno della guerra di territorio, alcuni sono addirittura a conoscenza di questioni  politiche più precise. Non sembrano avere un opinione,  a cui tengono, sugli argomenti in questione ma hanno idee molto chiare quando gli si chiede perché secondo loro i giornali e l’opinione pubblica in generale non parlano abbastanza di questa guerra: “ Perché non interessa a nessuno” è la prima risposta.” Perché è di altri. Succede altrove” e questa seconda risposta è lucida , concisa e vera.Parliamo di piombo fuso e degli scudi umani; di una guerra fatta di armi e bombe e di quella psicologica perpetrata ogni giorno ai danni dei palestinesi. Seguono, ma non hanno domande. Rimangono molto colpiti dalla scelta degli scudi umani, li definiscono coraggiosi. Silenziosi  - eccezione fatta per qualche intemperanza tipica dell’età e della condizione di studente- e attenti. Non pretendiamo, per altro, che tutto venga immediatamente acquisito e metabolizzato, sarebbe presuntuoso e sciocco,  noi gli raccontiamo la realtà dell’Associazione, come si muove una macchina solidale, le condizioni di vita di un popolo  che vive sotto assedio da 60 anni, qualche informazione che da noi, nel mondo occidentale, non è arrivata, che è stata censurata. Loro hanno tutta la vita davanti e chissà un domani, passando davanti ad un supermercato o vedendo il nostro “Solidarbus”  e i volontari impegnati nella raccolta, contribuissero in quel caso anche solo con un chilo di sale. Ci piacerebbe pensare che la scelta è loro, ma che una piccola parte di merito la abbiamo anche noi.


 

Venerdì 24 febbraio 2012
Istituto Boselli (Savona) 20 alunni
Scuola Media ex D’Azeglio(Genova) 40 alunni

Anche oggi vengono a trovarci gli alunni dell’istituto “Boselli” di Savona. Sono un po’ spenti e poco attenti, ma la situazione cambia quando raccontiamo loro la quotidianità di Gaza e l’operazione Piombo Fuso. Iniziano quindi a essere più curiosi e fanno molte domande , infatti Leonardo chiede: “ma a Gaza non esiste qualche forma di “ribellismo” contro chi li opprime?”. Betta dunque spiega la disparità di forze tra Israele e Palestina e soprattutto il fatto che ormai sono 60 anni che la popolazione subisce i danni di questa guerra.
 In magazzino la musica cambia,  si dimostrano molto entusiasti  per il Solidarbus e nel confezionare i pacchi famiglia. A fine intervento molti sono i commenti positivi sull’esperienza vissuta e ciò ci fa capire che il nostro messaggio di solidarietà è stato recepito.
Al secondo turno, per le ore 11, abbiamo gli alunni della prima media della scuole media “ex d’Azeglio” di Molassana. Con loro si affronta il tema della Palestina e si parla anche delle Nazioni Unite. I nostri educatori fanno capire ai ragazzi che è possibile aiutare anche alla loro età e per rendere più chiaro questo concetto i nostri educatori mostrano il video di Severn Suzuki, ragazzina che nel 1992, a soli 12 anni, zittì per sei minuti i delegati dell’ONU riuniti in Brasile. I ragazzi sono molto colpiti dal video, infatti in aula magna c’è un silenzio assordante; da ciò i nostri educatori capiscono che qualcosa si è smosso nelle coscienze di questi dodicenni, infatti subito dopo scendono in magazzino con grande entusiasmo per confezionare i pacchi di alimentari.


Giovedì 23 febbraio 2012
“Istituto Boselli” (Savona) 50 alunni
Scuola Elementare “L. Ariosto” (Genova) 50 alunni
Scuola Elementare “Cantore”(Genova) 21 alunni
I nostri educatori iniziano la loro giornata con i ragazzi dell’Istituto “Boselli”. Come sempre si inizia presentando l’associazione e il suo operato e ciò che colpisce di più gli alunni è il Che Festival!, infatti molti ci dicono che verranno. I ragazzi ci danno una bella notizia, molti di loro si ricordano gli interventi degli anni scorsi nelle medie, e questo riempie di gioia e soddisfazione i nostri educatori.  Molti sono i te mi affrontati con questo gruppo di studenti: Gaza, Piombo Fuso e gli scudi umani;  argomento, quest’ultimo, che appassiona molto i ragazzi, che però non avevano mai sentito parlare di Vittorio Arrigoni, attivista italiano che si batteva per i diritti dei palestinesi. Si approfondisce anche il tema dell’informazione, dell’informazione e dell’importanza di mezzi, come internet, che ci permettono di formarci una coscienza critica.
Verso le ore undici arrivano i bambini dell’elementare “Ariosto”, che vengono ricevuti dalla maestra Giannina Butcovich con una sostanziosa merenda a base di pane e nutella.
Si ricordano dell’intervento dell’anno scorso, di Alvaro e di Chiara, e ci dimostrano di ricordare tutto ciò che gli è stato raccontato - “ Chi ci da le cose che portiamo in missione?”-“La gente che ha cuore!” risponde Elisa.
Dopo aver visto il video dell’intervento in Abruzzo, chiediamo ai bambini quali frasi del video li hanno colpiti di più. A molti colpisce l’ultima frase, quella che racchiude il concetto di solidarietà. “Si dona col cuore!” è la perla di saggezza di Michela.
Dopo la bellissima chiacchierata si scende in magazzino per confezionare 8 pacchi famiglia, quindi tutti in campetto, al sole, per giocare con i fazzoletti e imparare che cosa sono i diritti.
Ci salutano promettendoci che torneranno a maggio per dedicarci una giornata insieme alle maestre e ai genitori. Tanto cibo, divertimento e solidarietà.
 Nel pomeriggio ci vengono a trovare 21 bambini dell’elementare “Cantore”. Sono molto svegli e preparati, si ricordano dell’intervento dell’anno scorso e del popolo Saharawi. Anche loro ci regalano molte perle di saggezza come quella di Daniele che, con estrema serietà, ci dice “la guerra non serve  a niente, solo a provocare dolore!” Come dargli torto?


 

Mercoledì 22 febbraio 2012
Scuola Media Don Orengo(Genova) 40 alunni
Scuola Elementare San Giovanni Battista(Genova) 22 alunni

Verso le ore 9 Cristina, Alvaro, Irene e Betta ricevono gli alunni di due classi della scuola media “Don Orengo”. Dopo l’introduzione dividiamo il gruppo. Irene e Alvaro restano in aula magna a parlare dei saharawi, argomento che cattura l’attenzione dei ragazzi soprattutto dopo che Irene spiega a loro che le mine presenti nel muro che divide il Sahara Occidentale provengono anche dall’Italia. Dopo aver visto gli spezzoni più importanti del video della missione del 2008, che parla appunto dei saharawi, si scende con il gruppo a fare un po’ di movimento: pacchi famiglia.
Con la seconda classe è Cristina a cimentarsi nell’intervento, che questa volta è su Gaza. Stefano dice che l’anno scorso un insegnante ne ha parlato in classe. Bene, siamo contenti che qualcuno ne parli! I ragazzini sono molto attenti, così gli spieghiamo del fosforo bianco e delle bombe DIME. Fortunatamente operazioni come Piombo fuso non ce ne sono più state, ma la guerra si vive quotidianamente, tutto diventa più difficile e Betta racconta loro come la guerra cambi anche le abitudini, la difficoltà a viaggiare, a spostarsi, le limitazioni economiche e da ciò Betta ne approfitta per chiedere ai ragazzi quanti diritti umani quotidianamente vengono violati a Gaza, sono davvero tanti!
Verso le ore 11 arrivano i bimbi della scuola elementare S. Giovanni Battista. Questa volta, oltre agli alunni, le maestre e gli educatori, ci sono anche due operatori di Telenord che riprenderanno l’intero intervento educativo per poi mandarlo in onda nel programma televisivo “Solidarscuola”. I bambini non sono per nulla intimoriti dalla telecamera, anzi, si comportano come se per loro fosse la cosa più normale al mondo. Dopo la presentazione si parla dell’intervento di Music For Peace in Abruzzo e si guarda anche il video di quella missione. I bambini sono molto colpiti dallo spirito di solidarietà che si era creato fra le persone in quella circostanza.
Prosegue poi  Cristina parlando di Gaza, della pace e della guerra. “Come possiamo fare la pace? Chiede Cristina e Valentina risponde molto ingenuamente “dando tanti baci”. Anche  Jacopo ci regala la sua perla di saggezza: “Bisogna che per smettere la guerra quello che ha fatto più danni smetta di sparare”  Dopo le parole si passa al gioco dei fazzoletti, con il quale i bambini imparano che cos’è un diritto e allo stesso tempo si divertono.

Finalmente è  arrivata l’ora di andare in magazzino. Ognuno ha portato qualcosa, chi un pacco di pasta, chi una confezione di tonno. Come diranno poi al microfono di Telenord la cosa che gli è piaciuta di più è stato fare la scatola e poi, naturalmente, salire sull’autobus e occupare per qualche secondo la postazione del dj!

 

 


Martedì 21 febbraio 2012
Scuola materna Bernabò Brea(Genova)30 bambini
Scuola media D’Oria Pascoli(Genova) 20 alunni

Ai bambini di Gaza vorrebbero portare fragole, cioccolata, nutella, patatine e naturalmente il pesto.  Anche il latte, possibilmente caldo.
Sono i bimbi della scuola materna Bernabò Brea, hanno 4 e 5 anni e desiderano- com’è giusto che sia- condividere le cose che a loro piacciono di più.
L’incontro di stamattina è avvenuto in aula magna come sempre, ma seduti per terra sopra i tappeti. Ai piccolini Cristina spiega con parole semplici cosa fa l’Associazione. Ascoltano attenti e alzano le mani per intervenire e per indovinare qual è il contenuto della scatola di generi alimentari. La concentrazione  va via facilmente ma le maestre stanno attente e riacchiappano quelli che sognano ad occhi aperti, oppure quelli che vorrebbero solo giocare.
Sanno che c’è una guerra fra  Israele e Palestina “Un nostro ex compagno di classe, Agam, ci ha raccontato  che quando viveva in Israele ha sentito un bombardamento e che lui aveva tanta paura”
Capire che tipi di generi alimentari scegliamo da mettere nella scatola diventa un gioco: nel frigo e fuori dal frigo. Tutto quello che va nel frigorifero ha una scadenza rapida e non va bene. Le altre cose, quello che la mamma tiene nella dispensa tanto per intenderci, vanno bene. E’ la chiave di volta per la comprensione, e così passiamo al riempimento delle scatole. Una volta confezionate le scatole i bambini si sbizzarriscono a disegnarle: cuori, stelle, firme , fiori e quant’altro. Prima di andare via un giro sull’autobus, e mentre i ragazzi della  classe I L della scuola D’Oria Pascoli salgono le scale che portano in aula magna, i piccoli della scuola materna varcano l’ingresso del nostro magazzino e salgono sul pulmino che li riporta alla loro scuola.
La classe prima L è composta da 24 ragazzi, alcuni alle elementari hanno già avuto modo di parlare con gli educatori di Music for Peace, ricordano bene in cosa consiste l’attività dell’associazione. Si parla di Palestina e di Gaza. Betta chiede perché c’è una guerra a Gaza. Sanno che si contendono il territorio, che israeliani e palestinesi  vogliono vivere nelle stesso posto. I ragazzi pensano alla guerra un po’ come la vediamo in certi film, una sequenza di combattimenti ed esplosioni. Non è sempre così, decidiamo di  dividere l’intervento in due parti, Betta parla della popolazione civile e delle difficoltà in cui vive tutti i giorni mentre Alvaro parla della guerra , dell’operazione militare “Piombo Fuso” e delle conseguenze e dei danni che ha creato nella popolazione. Speriamo così di aver fatto un po’ di chiarezza.

Dopo tante parole un po’ di attività fisica, tutti in magazzino a fare scatole! Ci lasciamo sapendo che ci rivedremo, i ragazzi della 1 L hanno infatti promesso che non solo si faranno promotori di una raccolta ma che si occuperanno personalmente della consegna a giugno durante il festival.

 


Lunedì 20 febbraio 2012
Istituto Caboto (Chiavari) 33 alunni
Comincia una nuova settimana e i nostri educatori Betta, Irene, Alvaro e Cristina incontrano tre prime dell’Istituto Caboto di Chiavari. Arrivano un po’ dopo le dieci accompagnati dalle loro insegnanti e hanno i tempi stretti perché hanno il treno per rientrare a Chiavari alle 12,30. Bisogna, quindi, procedere veloci. Ci avevano già conosciuto lo scorso anno, e sono già informati sull’attività dell’associazione, quindi possiamo risparmiare un po’ di tempo sull’introduzione e passare subito al video di presentazione di Music For Peace. In aula magna Alvaro decide di parlare dei Saharawi. I ragazzi sono un po’ turbolenti ma svegli e, soprattutto, sono informati dal momento che le insegnanti gli hanno fatto una lezione apposta sull’attività dell’Associazione, missioni comprese.
Andando avanti nella spiegazione fanno molte domande, soprattutto quando scoprono che Alvaro dai c’è stato. Domande a 360 gradi, dalle condizioni di vita a che tipo di insetti ci sono. Sono informatissimi sul muro e sulla provenienza italiana, anzi ligure delle mine. Anche se sull’uso delle armi hanno posizioni differenti , sembra che ne tollerino l’utilizzo ma non hanno ben chiaro cosa voglia dire minare una zona. Non hanno idea come si possa alla fine di una guerra togliere di mezzo le mine non esplose e pensano sia possibile farlo. Alcuni di loro comunque hanno aggiunto alle informazioni  fornite delle insegnanti notizie cercate sul web.  Sono informati, curiosi, solo sono un po’ distanti emotivamente dagli argomenti, ma è proprio per questo che si fanno gli incontri con gli studenti, per avvicinarli a realtà così diverse dalla nostra.
E’ il momento di scendere a fare le scatole. L’altra classe sale in aula magna, mentre si chiude la porta sentiamo la voce di Cristina che inizia a parlare di Gaza e dell’operazione Piombo Fuso. E un'altra giornata di incontri con le scuole sta finendo.


 Sabato 18 febbraio 2012
Scuola Elementare “XXV Aprile”(Genova) 10 alunni
Oggi giornata particolare per Music For Peace, infatti, alle ore 9 arrivano dieci bambini della scuola elementare “XXV Aprile” accompagnati da tre insegnanti e da una quindicina di genitori, tutti molto entusiasti di poter vivere quest’esperienza.
Anche stavolta si divide il gruppo in due: genitori e bambini. I bambini vanno subito su in aula magna “Vik” con Irene, Cristina, Alvaro e le inseganti, mentre i genitori restano insieme a Betta e Stefano in magazzino, che per l’occasione è stato adibito ad aula video.
Nella lunga e piacevole chiacchierata con i bimbi vengono toccati molti temi, quali la solidarietà, le guerre, Diritti Umani e pace. Si dimostrano subito svegli e motivati -“Che cos’è la solidarietà?”- “ Essere generosi” “Aiutarsi a vicenda!” sono le risposte di Fabio e Irene.
Cristina inizia a parlare di Gaza e del perché Music For Peace, ormai dal 2009, aiuta il popolo palestinese. “Dov’è Gaza?” e Raffaele risponde un po’ distratto “Gaza è un ospedale!”
Cristina, dunque, prende il mappamondo e mostra ai bambini la posizione geografica della Striscia di Gaza. Poi, per rendere più chiaro ai bimbi ciò che è accaduto ai palestinesi, Cristina si avvale di un semplice esempio: “è come se qualcuno venisse a casa vostra e vi dicesse di andare via” La risposta di Giuseppe ci dimostra come loro la pensano: “Eh no, io non me ne vado!” In fondo è quello che i palestinesi hanno fatto e continuano a fare.
Subito dopo si ha anche tempo per imparare che cos’è un diritto con il gioco dei fazzoletti. A fine intervento i bambini sono molto soddisfatti e ancora più entusiasti di prima. Raggiungono, insieme alle maestre, i genitori che nel frattempo hanno avuto modo di conoscerci ed apprezzarci attraverso le parole di Stefano e Betta. Ci salutano assicurandoci che li rivedremo al Che Festival e che potremo contare sulla loro partecipazione anche per il prossimo progetto

Giovedì 16 febbraio 2012
Scuola Media “G. Pascoli” (Ronco Scrivia) 40 alunni

Oggi Alvaro, Betta, Cristina e Irene incontrano tre classi della Media Giovanni Pascoli di Ronco Scrivia. Appena arrivati ci regalano subito delle soddisfazioni infatti molti di loro ci dicono che si ricordano degli interventi di Music For Peace nelle elementari.Cristina inizia presentando l’associazione cercando di mettere un po’ di ordine nelle idee dei fanciulli dato che alcuni pensano che i volontari partono in missione dentro il Solidarbus.Dopo l’introduzione e il video di presentazione si divide il gruppo in due: Betta e Irene, con una parte dei ragazzi, fanno il tour del magazzino, i pacchi famiglia e visita al Solidarbus, mentre Alvaro e Cristina rimangono nell’aula “Vik” a parlare delle missioni con l’altra metà del gruppo.Si parla dei Saharawi, del muro che divide il Sahara Occidentale e dei 200.000 profughi che ormai da 35 anni vivono nel deserto algerino; nonostante la chiarezza di Cristina i ragazzi continuano comunque ad avere le idee un tantino confuse infatti alla domanda di Cristina “che cosa sono le colonie?” Stefania risponde: “è un pezzo di territorio di una popolazione che però non vivono lì”Con il secondo gruppo Irene e Betta parlano di Gaza. Molti bambini si ricordano di ciò che gli educatori avevano raccontato loro negli anni precedenti, soprattutto si ricordano del blocco al border di Rafah nel 2009.Molte sono le domande poste dagli alunni, tra cui “chi ha ragione tra israeliani e palestinesi” posta da Federica, e alla quale betta risponde “ognuno di noi deve farsi una propria opinione informandosi e riflettendo a fondo su ciò che è accaduto e ciò che accade tutt’ora” Lo stupore maggiore si ha quando guardano le immagini degli scudi umani e di ciò che accade in Palestina ai pescatori e ai contadini. Non riescono a capire come si possano impedire questi tipi di attività che sono anche un loro diritto. Dopo le chiacchiere i fatti, i 40 alunni che oggi sono venuti presso la nostra sede si dimostrano molto entusiasti e si danno molto da fare nel confezionare i pacchi di alimentari. Tutti lo firmano e tutti scrivono messaggi di solidarietà per il popolo di Gaza.


Mercoledì 15 febbraio 2012
Scuola Media “d’Oria-Pascoli”(Genova) 94 alunni
Le prime due classi che arrivano sono due terze molto numerose. Appena arrivano, Cristina chiede subito: “Come ci chiamiamo?” e Sergio un po’ distratto risponde:“Musicalsss!” Dopo una breve introduzione, rimane in aula magna una classe con Cristina e Irene, mentre l’altra scende a fare i pacchi famiglia con Betta e Alvaro. Con loro parliamo della situazione nella Striscia di Gaza, che è la destinazione della nostra prossima missione, ed è il luogo dove consegneremo gli alimenti che hanno portato i ragazzi per fare la scatola di alimentari. Chiediamo loro che cosa pensino degli scudi umani: “Difendono i diritti umani!” “Sono dei grandi!” Sono davvero reattivi e sensibili.L’altra classe è un po’ più rumorosa, ma ugualmente simpatica e disposta al dialogo. Ricordano abbastanza bene ciò che riguarda Gaza .“Le armi chimiche dovrebbero essere vietate dal trattato di Ginevra!” sentenzia Francesco dopo il discorso del fosforo bianco. Sui Saharawi le idee sono invece un po’ confuse, Sara dice: “sono persone bloccate tra due paesi”, Alberto invece, molto curioso, chiede: “quanto è spesso il muro che divide il Sahara occidentale?. La maggior parte di loro non conosce l’argomento mine, cercano però di trovare una soluzione al problema, infatti Giovanni propone: “Non possono inviare degli animali strani per far esplodere tutte quelle mine? – Sagace.Alle ore 11 arriva un’altra classe, sempre della stessa scuola. Questi sono di prima, quindi alcuni ci conoscono già dalle elementari. Sono parecchio informati, anche su quello che portiamo in missione “I giochi che raccogliamo come devono essere?” chiede Betta e Carlos, un po’ distratto risponde: “A lunga conservazione!” Betta spiega poi perché ci chiamiamo “Music for Peace” dicendo che preferiamo che sia la musica a portare il nostro messaggio di solidarietà. I bambini sono molto tranquilli e si riesce a fare una bella chiacchierata. Facciamo vedere il video dell’Abruzzo, spiegando che noi non interveniamo solo nel caso di disastri causati dall’uomo, come la guerra, ma anche nei casi di catastrofi naturali come appunto il terremoto in Abruzzo o l’alluvione del novembre scorso a Genova. I bambini rimangono sempre molto colpiti dalle frasi che leggono nel video, che riassumono il concetto di solidarietà. Alvaro inizia a parlare di Gaza e alcuni bambini che avevano già ascoltato l’intervento l’anno scorso lo aiutano a ricostruire un po’ i fatti. Parliamo anche dei Saharawi e tutti rimangono molto stupiti dal muro, dalla sua lunghezza e dalle mine anti-uomo disseminate di fronte a esso. Dopo la spiegazione abbiamo tempo per vedere il video dei campi profughi, quindi, scendiamo in magazzino, dove i ragazzini non vedono l’ora di fare il pacco famiglia!

 


 

Martedì 14 febbraio 2012
Scuola Media “G. Pascoli”(Ronco Scrivia) 100 alunni

Con la prima classe, che rimane in aula magna, Betta e Alvaro parlano dei Saharawi. Vengono poste loro un po’ di domande: “Perché vivono nel deserto? Da cosa sono scappati?” Alcuni provano a rispondere, altri sono distratti. Però quando Alvaro parla del muro, ammutoliscono tutti. Per loro è molto difficile capire che questa gente vive in totale stato di assedio. Vivono da 35 anni in un deserto, con condizioni di vita molto difficile. Dopo il video, Alvaro conclude con una nota positiva: parlando della sua esperienza diretta in missione, sottolinea il fatto che, nonostante tutto, i Saharawi sono uno dei popoli più ospitali che abbia conosciuto.Alle 10.30 sale l’altra classe e Cristina inizia a introdurre la questione della guerra in Palestina. I ragazzi sono molto partecipativi, infatti Federico ci dice: “Sono sempre i civili quelli che ci rimettono!” Parliamo anche degli scudi umani. Ci interessa sapere che cosa ne pensano: “Secondo voi queste persone perché lo fanno?” “La vita ha un prezzo..” dice Francesca. Cristina fa riflettere sul fatto che queste persone sono un po’come degli eroi, perché difendono a costo della loro stessa vita i diritti dell’uomo, che sono inalienabili.  A questo proposito, invitiamo a leggere l’opuscolo dei Diritti Umani che consegniamo a fine intervento a ciascuno di loro.
Salutiamo queste classi per accoglierne subito altre due. Irene introduce spiegando cosa c’entri la musica nella nostra associazione e che tipo di materiale raccogliamo. Anche con loro parliamo dei Saharawi. Dopo un po’ di confusione iniziale, i ragazzi si riprendono e interagiscono con Alvaro, cercando di capire come si possa avere ancora nel 2012 un muro che divida un territorio e delle mine intorno che impediscono il libero accesso delle persone. A questo proposito ricordiamo loro che le mine sono spesso prodotte in paesi che si dichiarano costituzionalmente contro la guerra, come ad esempio l’Italia. Dopo aver visto il video, scendiamo in magazzino per trasformare i ragazzini “volontari per un giorno” e dare una mano a fare il pacco famiglia! Come spesso accade, questa parte li entusiasma moltissimo. Verso le ore 13 arriva il pullman che li riporta a Ronco e noi li salutiamo, sperando che facciano un po’ di passaparola con i loro amici e parenti.

 


 

 

Lunedì 13 febbraio 2012
Scuola Media “D’Oria-Pascoli”(Genova) 100 alunni

 

Mattinata piena per Irene, Betta, Cristina e Alvaro che stamattina incontrano 4 classi della scuola media “d’Oria-Pascoli”. Con loro dedichiamo un po’ meno tempo alla parte introduttiva visto che gli alunni si ricordano degli interventi presso il loro plesso negli anni scorsi.
Dopo l’intervento generico sull’attività dell’Associazione, fatto da Irene, si dividono gli alunni in 2 gruppi:  Alvaro e Cristina restano a chiacchierare ancora un po’ con la terza media; stavolta è il Sudan l’argomento di conversazione, dato che gli alunni sono già molto informati sui Saharawi e sulla Striscia di Gaza. I nostri educatori spiegano la seconda guerra civile che scoppiò nel 1983, che vide la parte settentrionale del paese africano, a maggioranza islamica, opposta alla parte meridionale, a maggioranza cattolica e che fece quasi due milioni di morti. I ragazzi sono allibiti dal nostro racconto, infatti Giulia esclama “esiste una tavolo, due sedie e ci si mette d’accordo senza tutti questi morti!!”.  Dopo la spiegazione lasciamo che siano le immagini del video della missione in Sud Sudan del 2006 a chiarire le idee agli alunni sulle reali condizioni di vita di questo popolo africano.
Con l’altra classe Elisabetta e Irene parlano di Gaza. I ragazzi sono molto irrequieti, molto curiosi, fanno molte domande anche se spesso fuori  luogo.  Le nostre educatrici si soffermano molto sulla quotidianità di un gazawi: poca energia elettrica, spesso sotto il fuoco nemico, mancanza di infrastrutture e , soprattutto, la difficoltà di poter pensare al futuro. Giorgio riassume perfettamente il discorso di Irene e Betta: “la loro vita è un perenne ‘se’ ”
In magazzino i ragazzi di entrambe le classi confezionano i pacchi famiglia con il materiale che hanno portato loro direttamente da casa. Come spesso accade sono molto contenti di questa parte dell’intervento didattico infatti tutti firmano le scatole e c’è anche chi lascia il proprio indirizzo e-mail.

Con le altre classi della scuola media “d’Oria-Pascoli” gli interventi si svolgono in maniera egregia, sia la parte più teorica che quella pratica. Anche loro hanno fatto la spesa per poter aiutare i popoli in difficoltà; questo gesto ci consola perché dietro a questa semplice offerta c’è  la guida e la collaborazione degli insegnanti e dei genitori. Esempio di una dinamica di solidarietà che funziona, transgenerazionale e che ben fa pensare per il futuro.

 


 

Venerdì 10 febbraio 2012
Scuola Media “Gastaldi”(Genova) 43 alunni
Istituto Alberghiero “Nino Bergese”(Genova) 43 alunni

 

Mattinata piena per i nostri educatori. Alle ore nove arriva due classi terze della media “Gastaldi”. E’ Irene a cimentarsi nella presentazione e nella parte introduttiva. I ragazzi non ci conoscono e non sono mai stati nella nostra sede-magazzino, quindi Irene ha un gran bel daffare. All’inizio sono molto spiritosi e ironici, infatti alla domanda di Irene “cosa raccogliamo?” i ragazzi rispondono “wurstel” oppure “surgelati”, ma quando capiscono che gli argomenti trattati meritano attenzione diventano seri e più partecipativi.
Si dividono le classi: in magazzino, con Betta e Irene, va la terza C, mentre la terza F rimane in aula magna con Alvaro e Cristina a parlare del popolo saharawi . I ragazzi rimangono rapiti dai racconti di Alvaro sulla sua esperienza nei campi profughi dove questa popolazione vive in esilio ormai da 35 anni. Lo stupore e anche l’indignazione degli alunni raggiunge i massimi livelli quando vengono a conoscenza dell’esistenza di un muro lungo quasi 3000 km che impedisce ai saharawi di far ritorno nella propria terra, il Sahara Occidentale.
Col secondo gruppo, la terza F, Betta e Irene parlano della situazione nella Striscia di Gaza. Molti sono gli argomenti toccati tra cui “Piombo Fuso” e gli scudi umani che mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella di un palestinese. Gli studenti sono molto colpiti dal racconto delle nostre educatrici e ci assicurano che faranno una bella raccolta per aiutare i popoli in difficoltà. Ci piace.
Alle ore undici arrivano gli alunni della seconda e della prima A dell’Istituto “Bergese”.
Anche loro hanno, all’inizio, un atteggiamento molto sarcastico nei nostri confronti e nei confronti delle tematiche affrontate, infatti alla domanda di Betta “perché non raccogliamo libri di testo nel materiale scolastico?” Luigi risponde: “perché tanto non sanno leggere!”
Alvaro e Cristina, parlando di Gaza con la classe seconda, trovano molte difficoltà nell’attirare l’attenzione degli alunni che si dimostrano molto freddi e menefreghisti, ma dopo un bel discorso di Cristina e dopo aver visionato il video della missione in Palestina nel 2009 ci regalano molte soddisfazioni e tante belle considerazioni, come quella di Cristiano che dice “io gli scudi umani li stimo, meno male che ci sono!”
Anche Betta e Irene hanno la loro buona dose di soddisfazioni con i ragazzi di prima che sono straordinariamente interessati alla questione palestinese e definiscono coraggioso il comportamento degli scudi umani.

Alla fine della preparazione dei pacchi di alimentari un gruppetto si avvicina, neppure troppo timidamente, e chiedono di poter venire in associazione qualche volta ad aiutare. Meglio di così…

 


 

 9 febbraio 2012
IPSIA “Attilio Odero”(Genova)23 alunni
Cristina, Alvaro, Irene e Betta questa mattina sono impegnati con le due quarte dell’istituto “Attilio Odero” di Sestri Ponente.
All’inizio i ragazzi sono molto diffidenti e danno poca attenzione ai nostri educatori, ma subito dopo aver visto il video di presentazione dell’associazione capiscono che i temi affrontati dall’associazione e il lavoro che da anni quest’ultima porta avanti meritano la loro attenzione.
Betta, dunque, si sbizzarrisce e racconta loro com’è nata l’associazione; dalla prima idea di mettere come biglietto d’ingresso nelle discoteche non il denaro ma i generi di prima necessità, le prime missioni in Bosnia e Kossovo, fino alla fondazione dell’associazione Music For Peace e l’organizzazione del festival conclusivo Zena Zuena, oggi il Che-Festival!
Finita la presentazione si parla dell’ultimo luogo oggetto di missione da parte di Music For Peace, la Striscia di Gaza, Palestina. All’inizio sono molto ironici, infatti secondo loro lo stato d’Israele è stato fondato da Dio; poi si fanno molti problemi sulle possibile lunghe code nei negozi della Striscia di Gaza dato l’alto tasso di densità di popolazione.
Iniziano a capire la serietà del tema affrontato solo quando Alvaro spiega loro l’operazione militare “Piombo Fuso” che fece 1400 morti in 22 giorni e lo sono molto di più dopo aver visto il video della prima missione a Gaza nel 2009. Rimangono estremamente colpiti dagli scudi umani e dalle storie di Rachel Corrie e Vittorio Arrigoni, ammirano molto il loro coraggio e tutti affermano che lo fanno per “una giusta causa”
Betta e Alvaro trovano il tempo anche per sottolineare il fatto che il più grande aiuto per queste persone è divulgare nel nostro mondo le reali condizioni in cui vivono, fare passaparola il più possibile e non dimenticarci di loro.          I ragazzi sono d’accordo con noi, infatti, dopo aver preparato e chiuso i pacchi famiglia, tutti lo firmano e lasciano le loro e-mail con la speranza che nasca una nuova amicizia.

 


 

Lunedì 6 febbraio 2012
Scuola Elementari “Paganini”(Genova) 16 alunni

Nonostante la temperatura arrivi fino a 4 gradi sotto lo zero, oggi, lunedì 6 febbraio, arriva la classe V dell’elementare “Paganini” di Voltri. I bambini si ricordano di noi e dell’incontro tenutosi presso la loro scuola due anni fa.
Dopo la breve introduzione di Cristina si parla di catastrofi naturali: d’obbligo, quindi, parlare dell’alluvione che colpì Genova nel novembre dell’anno scorso e del terremoto che sconvolse l’Abruzzo nel 2009.
Si procede.  Alvaro inizia a parlare degli interventi umanitari di Music For Peace nei territori di guerra, soffermandosi sulla situazione in Palestina, nella Striscia di Gaza. Per poter facilitare la comprensione della posizione geografica della Palestina Alvaro fa avvicinare i bambini alla carta politica della zona. I bambini comprendono ciò che realmente accade nei territori palestinesi, ma non riescono a capire, a causa della loro idea di guerra molto teorica, perché i palestinesi non scappino via per mettersi in salvo.
Grazie anche all’ottimo aiuto degli inseganti gli educatori riescono a parlare con gli alunni di temi molto delicati come quello delle bombe al fosforo bianco usate durante la terribile operazione militare che colpì Gaza a cavallo tra il 2008 e il 2009.
Molti sono gli interrogativi dei bambini. Francesco chiede “Ma sono morti tutti i palestinesi con quei bombardamenti? ” La risposta è no, però 1400 morti in 20 giorni di bombardamenti sono veramente tanti. Francesco fa, dunque, un secondo legittimo interrogativo “E nessuno ha detto niente a Israele?”
Dopo tanta attenzione arriva il momento di giocare. Il gioco è quello classico del fazzoletto, solo che i fazzoletti sono tanti e ad ognuno corrisponde un diritto. I bambini si scatenano. Ovviamente anche questo gioco ha uno scopo didattico. I diritti umani esistono, sono scritti, ma non vengono rispettati in molti luoghi nel mondo. Prima li conosceranno, prima impareranno a difenderli.
Dopo il confezionamento dei pacchi di alimentari pranzano al sacco in attesa del pullmino che li riporti a scuola. Ci salutano assicurandoci che faranno la raccolta non solo a scuola, ma anche nei vari plessi che fanno parte del circolo didattico “Voltri II”


Venerdì 3 febbraio 2012
Scuola Media “Da Passano”(Genova) 40 alunni

Oggi Venerdì 3 febbraio, nonostante il gelo inclemente, sono venuti a trovarci gli alunni delle classi II e III della scuola media “Da Passano”.
Dopo le presentazioni Betta  inizia l’introduzione. I ragazzi sono molto agitati, parlano tra di loro e  ci confermano che l’anno scorso ci hanno già incontrati. Subito dopo la breve ma efficace introduzione si guarda il video di presentazione di Music For Peace, quindi separiamo le due classi.
 Il primo gruppo a fermarsi è quello della classe terza. I ragazzi sono molto attenti e svegli, si ricordano di noi e del video dell’Abruzzo; così ne approfittiamo per parlare con loro dei disastri causati dall’uomo: le guerre.  
“Da quanto dura la guerra in Palestina?” chiede Cristina e subito la risposta un po’ confusa e anche un po’ scherzosa di Mattia: “da 100 anni”
 Andrea chiede: “Ma non sono i palestinesi ad attaccare gli israeliani?” Cristina risponde parlando della “bomba demografica”. La bomba demografica altro non è che il miglior modo che la popolazione palestinese ha per difendersi, la loro miglior arma è l’altissimo tasso di natalità.
Ancora domande, Riccardo: “ Ma non possono allearsi con qualcuno i palestinesi?” e Cristina risponde: “Sì, si sono alleati con noi e con voi, voi con la raccolta li aiutate e siete un po’ come dei loro alleati!”
Finito l’intervento con la terza è la volta della seconda. Con loro parliamo molto delle catastrofi naturali, visioniamo il video dell’intervento in Abruzzo, quindi parliamo anche delle alluvioni che colpirono lo spezzino e Genova; molti di loro, con un sorriso sulle labbra, ci dicono di essere andati a spalare.
Sulla guerra in Palestina molta è la confusione, infatti alla domanda di Cristina “Cosa vi fa venire in mente Piombo Fuso?” Arianna risponde: “Il piombo che si espande e cola”. Dopo l’iniziale confusione Cristina riesce in maniera ottima a catturare la loro attenzione e a calmare la loro curiosità.
Insomma, queste due classi hanno dato ai nostri educatori  molte soddisfazioni;  hanno dimostrato molto interesse durante la parte teorica dell’intervento e, malgrado il freddo intenso nella zona del magazzino, si sono dati un gran da fare confezionando i pacchi di alimentari.

Che dire? Grazie da tutti noi!


Mercoledì 31 Gennaio 2012
Istituto Superiore “Liceti” (Rapallo) 30 alunni
Scuola Media “Gastaldi” (Genova) 20 alunni
Alle ore nove, nonostante l’allerta meteo, arrivano altre due classi dell’Istituto “Liceti” di Rapallo. Affermano subito di non conoscerci e di non sapere quali siano le nostre attività, i nostri educatori, dunque, si danno in gran da fare per raccontare loro qual è il nostro operato. Dopo il video di presentazione, Alvaro inizia a parlare dell’operazione “Piombo Fuso”. I ragazzi sono silenziosi e molto attenti. Arriva quindi il momento dell’intervento di Anas, che questa volta si sofferma sulle complicazioni psicologiche per i bambini gazawi che non riescono a spiegarsi il perché di questa guerra. Ci sono varie domande per il nostro amico palestinese: come ha fatto a uscire da Gaza, se secondo lui ci può essere un modo di venirsi incontro, magari con delle trattative di pace e Anas risponde dicendo che le trattative ci sono state ma che lo stato di Israele non le ha rispettate. Le domande sono tantissime e tra queste ce n’è una un po’ “scottante”: “La Palestina è colpevole di qualcosa?” Anas risponde facendo riferimento alla disparità di armi, di potere economico e di protezione internazionale. “Noi abbiamo solo le pietre” commenta il nostro amico.
L’altra classe seconda è un po’ più informata sulla parte storica, ma sono tutti ugualmente interessati. Anche con questo gruppo le domande sono moltissime. Giada chiede ad Anas: “Qual è per voi palestinesi il più grande sogno: ottenere la pace tramite un accordo con Israele o tramite un atto di ribellione?” Anas anche qui spiega che un accordo c’è stato nel ’93 ma che non è stato rispettato. Nonostante questo però, loro credono fortemente che questa guerra un giorno finirà. “Ho questa speranza nel mio cuore perché è quella che ci aiuta a restare vivi”-“ L’importante è il futuro, un futuro sano per i bambini, un futuro di libertà.” Con questa splendida conclusione Anas ci saluta e dai ragazzi parte un applauso spontaneo e sentito.
Combattendo freddo e neve, alle ore 11:30 arrivano gli alunni e le maestre della classe 3° E della scuola media “Gastaldi”.
Questa volta è Cristina ad introdurre ai ragazzi le attività della società, cercando con loro un dialogo attraverso anche domande dirette: “Che associazione siamo noi?” e Roberta risponde: “Siete dei musicisti!”. Ci scappa un sorriso e Cristina ne approfitta per parlare del legame effettivo tra la musica e Music for Peace, che si può riassumere in una frase “Divertire e Comunicare”. Anche con loro affrontiamo la questione palestinese e anche a loro presentiamo il nostro ospite, Anas. Gli studenti sono molto timidi, nonostante ciò, fanno alcune domande. Anche la professoressa Alvino è molto interessata e chiede ad Anas: “ Qualcosa è cambiato dal 2009 ad oggi? La risposta è diretta e non denota rassegnazione: “Purtroppo non è cambiato nulla” Dopo l’intervento e il confezionamento dei pacchi di alimentari lasciamo andare i ragazzi con la speranza di rivederli al più presto.


Lunedì 30 Gennaio 2012
Istituto Superiore “Liceti”(Rapallo) 40 alunni

Cristina, Betta, Alvaro e Irene sono impegnati con i ragazzi dell’Istituto “Liceti” di Rapallo. Professori e alunni interagiscono molto con i nostri educatori. Come al solito gli studenti sono un po’ confusi ma, nonostante ciò, cercano di rispondere alle domande di Cristina: “e chi ci dà questi generi di prima necessità?” e Alessandro risponde “Lo Stato!”
Finita la presentazione si parla di Gaza e alla domanda di Alvaro: Dove si trova la striscia di Gaza? Ferdinando risponde: “ In Israele!” poi finalmente i compagni lo correggono: “Ma no in Palestina!”. Gli studenti ci confermano il fatto di essere un po’ confusi e poco informati quando alla domanda di Alvaro “Cos’è accaduto a Gaza tre anni fa?” Luca risponde: ”hanno ucciso Bin Laden!” A questo punto cerchiamo di prendere di nuovo il controllo della situazione; Alvaro suggerisce un excursus storico, partendo dalla creazione dello Stato di Israele nel ’48 fino ad arrivare all’operazione “piombo fuso”, nel 2009. Su 40 ragazzi solo uno dice di averne sentito parlare ma non sa di cosa si tratti. Per completare la spiegazione e rendere più chiare le idee facciamo vedere il video di Gaza 2009. Dopo il video invitiamo i nostro amico palestinese Anas ad entrare . Lui con la solita franchezza e semplicità, si racconta ai professori e agli alunni che attenti lo stanno ad ascoltare.
Finita la lezione con le terze classi, per Alvaro e Cristina, è il momento con la classe quinta. Anche con loro si inizia a parlare della Palestina. Durante il video della missione a Gaza nel 2009 gli sguardi sgomenti, le mani sulla bocca, in segno di sofferenza trattenuta, ci dimostrano le forti sensazioni che le immagini provocano. Per cause di forza maggiore Anas non è presente per poter portare la sua testimonianza, ma Cristina e Alvaro fanno da portavoce dei suoi racconti; come quello di Rachel Corrie e della sua tragica morte nella Striscia di Gaza. Questo episodio è spunto per la nascita di un dibattito aperto riguardo gli scudi umani, alcuni non capiscono come sia possibile arrivare a sacrificare la propria vita per difendere quella di qualcun altro, altri si lasciano andare e li riconoscono come dei pazzi, altri ancora riescono a capire le motivazioni che li porta a fare quello che fanno. A noi piace pensare che il coraggio di queste persone scaturisca dalla volontà di lottare per I Diritti Umani, indipendentemente dalla nazionalità o dallo schieramento politico.
La visita in magazzino si svolge regolarmente, i ragazzi sono molto inquadrati nel confezionamento del pacco di alimentari. Si coglie l’occasione anche per chiacchierare, molti sono i temi trattati, come ad esempio i temi della solidarietà e del volontariato. I nostri educatori finiscono gli interventi con una domanda: “Come definireste con una sola parola questa esperienza?”“Toccante” dice Alice. “Utile” risponde Beatrice, una sua compagna di classe.

 


 

 Venerdì 27 gennaio 2012
Scuola Elementare “ Maria Mazzini”(Genova) 24 alunni
Scuola Media “Voltri 2”(Genova)35 alunni

Verso le nove del mattino arrivano i bambini dell’elementare “Maria Mazzini”. I bimbi, molto educati, dicono di conoscerci già, si ricordano degli argomenti trattati l’anno scorso e ci dicono con entusiasmo che sono stati anche in magazzino e hanno fatto i pacchi.
Questa volta è Beta che introduce, i bambini sono molto reattivi e partecipativi. Con loro, dopo un discorso riguardo al differenza tra catastrofe artificiale e quella naturale, guardiamo il video dell’Abruzzo. Alla fine del video i bambini si lasciano andare e scoppia l’applauso. Dopo il corto filmato Alvaro inizia a parlare dei Saharawi e  chiede: “ Cosa vi ricordate del popolo saharawi?” qualcuno risponde “ Che c’era un muro!” “ Le mine anti-uomo!” e alla domanda chi decide di fare la guerra qualcun altro risponde “i RE!”. È un occasione per fargli capire che un po’ è vero, chi decide di fare le guerre sono i capi di un pase, chi li governa, purtroppo chi la guerra la subisce è il popolo, i civili. Poi Alvaro racconta un po’ della sua esperienza in missione e che i Saharawi non hanno la disponibilità d’acqua di cui disponiamo noi, invita quindi i bambini a non sprecarla. Un bambino risponde ad Alvaro “Eh si perché L’ACQUA è IL PETROLIO DI DOMANI!”  Sono particolarmente sensibilizzati e questo lo dobbiamo sicuramente al loro maestro!
Poi li invitiamo a sedersi davanti alle foto della missione a Gaza, Alvaro cerca in maniera semplice, e alla portata di bimbi di 9 anni, di spiegare il conflitto tra Israeliani e Palestinesi e ricorda anche che oggi è il giorno della memoria. La questione palestinese è un tema molto difficile da capire per loro e l’informazione riguardo il tema, e non solo di questo, è spesso e volentieri modificata dai media occidentali; lo notiamo da alcuni commenti: ”A me la Libia non piace perché la gente spara e lancia le bombe sulla popolazione” e un altro  replica “ Le TV sono controllate e ci fanno vedere solo quello che vogliono loro!” Poi finalmente Alvaro riesce a riprendere le redini della spiegazione a raccontare della missione a Gaza e a ristabilire un po’ di concetti, concludiamo chiedendo quindi che cosa fa Music for Peace? Rispondono “PORTA LA PACE NEL MONDO!”
A noi rimane solo un sorriso sul viso e ci scappa un “MAGARI !”
Alle ore 11 è la volta dei 35 alunni della scuola media “Voltri 2” e Irene si lancia nell’introduzione. I ragazzi della Media Voltri II stanno a sentire attenti il suo racconto, alcuni hanno colto il messaggio lanciato alle professoresse qualche giorno fa e ci hanno portato la farina.
Alla domanda di Irene “perché non portiamo i vestiti?” Luigi risponde “perché fa caldo!”. Finita la presentazione si divide il gruppo in due parti; ora che il numero di ragazzi in aula è ridotto sembrano più sciolti e interagiscono di più. Alvaro introduce la questione del conflitto israelo-palestinese, l’operazione “piombo fuso” e le altre operazioni violente contro il popolo palestinese. Visioniamo insieme a loro gli spezzoni più importanti del video della missione a Gaza del 2009. Dopo il video tocca al nostro amico Anas, dopo il suo intervento viene sommerso da domande: La professoressa chiede: “ Senza l’intervento mi Music for Peace non le sarebbe stato possibile venire qui?” “ Impossibile” risponde Anas. Poi Martina chiede “ Sei mai stato ferito?” e Anas risponde “Io personalmente no, ma ho perso un fratello a causa della guerra”. Poi l’attenzione si sposta sulla famiglia di Anas che racconta di avere 9 figli e spiega ”L’arma che abbiamo noi palestinesi sono i nostri figli, noi  la chiamiamo con ironia “bomba demografica” poi Gianluca conclude chiedendo ad Anas “ se dovessi punire gli israeliani cosa faresti?” Anas risponde: “ Li manderei in Europa, in fondo è da lì che sono venuti…” inseguito Cristiano fa la domanda d’obbligo: “Cosa pensi del giorno della memoria?” Risposta: “Bisognerebbe ricordarsi anche del giorno in cui l’Europa regalò arbitrariamente la nostra terra agli israeliani.” Momento di riflessione per tutti.


Giovedì 26 gennaio 2012
Scuola Media “Gastaldi”(Genova) 50 alunni

Oggi, giovedì 26 gennaio 2012, è la volta della scuola media “Gastaldi” che ci vieni a trovare nella nostra sede con due classi, terza A e terza D. I ragazzi sono un po’ spaesati , infatti, alla domanda di Cristina “Dove vi trovate?” gli alunni in coro rispondono “a Genova”. Cristina, dunque , spiega alla scolaresca che si trovano nella sede di Music For Peace, e loro affermano di non averci mai incontrato. I nostri educatori iniziano a spiegare il lavoro che da anni l’associazione svolge, sottolineando l’importanza della raccolta di generi di prima necessità. Ancora una volta il metodo interlocutorio funziona. Con una serie di domande si organizza un percorso logico deduttivo  in modo da innescare una serie di ragionamenti che consentano ai ragazzi di capire quali generi alimentari si raccolgono, quali no e soprattutto perché. Perché la farina e non il pane, perché lo zucchero e non il caffè, eccetera. Dopo la spiegazione, per rendere più chiaro il concetto, facciamo partire il video di presentazione dell’associazione.
Anche con queste classi parliamo della situazione a Gaza; non sanno molto di questo posto ma si dimostrano molto interessati all’argomento. Ascoltano con attenzione anche i particolari storico-geografici , le vicende politiche e la guerra che ormai da 60 anni affligge la Palestina.
Come ogni mattina Anas entra in aula per il consueto saluto e per dare la sua testimonianza: “Mi chiamo Anas e arrivo dalla striscia di Gaza…sono una persona normale, come tutti i palestinesi” Gli studenti e gli insegnanti sono sorpresi del fatto di incontrare un gazawi, ascoltano con interesse e subito dopo le domande: “Come hai fatto ad uscire?”, “Hai famiglia giù a Gaza?” e poi la domanda di Linda, che spiazza tutti, e che ci assicura che i ragazzi ragionano su ciò che gli educatori spiegano loro: “Perché Israele pretende che i palestinesi fuggano via dalle loro terre se poi tiene sotto blocco continuo la striscia di Gaza?”

Dopo le parole, la gita in magazzino, in cui visitano il Solidarbus, del quale rimangono colpiti, i fatti. In modo ordinato e guidati da Cristina e i docenti, confezionano in maniera perfetta il pacco da 20 kg di alimentari, lo firmano, lasciano le e-mail e lo sistemano nei pallets. Ci salutano promettendoci, nonostante gli esami finali, di venire a trovarci al Che Festival!


Mercoledì 25 gennaio 2012
Istituto Superiore “E. Montale” (Genova) 100 alunni

Giornata con gli studenti dell’I.S. “Montale”. Insieme agli studenti, ai professori e agli educatori oggi sono con noi anche due operatori della rete televisiva “TELENORD”, giunti  in sede per riprendere il nostro intervento educativo. Nell’introduzione Betta affronta molti argomenti, tra cui il tema della solidarietà sottolineando come quest’ultima non è soltanto una prerogativa del volontariato ma può essere anche una scelta di vita.


Gli alunni dell’Istituto “Montale” conosco poco o nulla sulla situazione a Gaza, Palestina. Alvaro quindi può raccontare tutto dettagliatamente: l’operazione militare “Piombo Fuso” durante la quale sono state utilizzate armi chimiche come il fosforo bianco sulla popolazione civile di Gaza, o le bombe “DIME” e l’argomento degli scudi umani.
Subito dopo la lunga chiacchierata si guarda e si commenta insieme agli alunni il video della missione di Gaza di due anni fa, video che provoca l’indignazione da parte dei professori presenti e degli studenti. Dopo il video è il momento dell’intervento di Anas: il suo discorso per noi che lo sentiamo ogni giorno è sempre più diretto e vero. La ripetizione non crea monotonia o straniamento ma ogni giorno acquista sempre più forza e verità. E’ un appello tanto dignitoso quanto disperato, tanto lucido quanto speranzoso. Da qualche giorno Anas aggiunge al suo appello il racconto di Rachel Corrie, giovane donna e attivista statunitense  a Gaza dove faceva lo scudo umano per impedire alle ruspe israeliane di abbattere le case dei palestinesi, morta durante un’incursione dei bulldozzer israeliani.
Dopo il racconto, le domande, sono soprattutto le ragazze a essere curiose. In maniera gentile e pongono degli interrogativi diretti e semplici: sulla casa, sulla famiglia. Spesso, e anche oggi, succede i ragazzi si stupiscono che Anas voglia sempre vivere a Gaza, e non desideri scappare. Anas inoltre introduce un argomento molto interessante sul danno psicologico dei bambini,  e  spiega anche di come i palestinesi non abbiano il tempo materiale per pensare al futuro, poiché il loro più grande problema è cercare la maniera di mettersi in salvo.

Dopo l’intervento teorico si continua con la visita della sede, divisi in gruppi visitano la cambusa o zona bar e il magazzino, si spiega loro che si trovano in una grande discarica, poiché il centro è stato ristrutturato riciclando materiale destinato al macero. I ragazzi rimangono veramente a bocca aperta di fronte alle grandi possibilità che la filosofia del riciclo offre! Tutti gli studenti si dimostrano attivi confezionando i pacchi di alimentari, ognuno di loro si impegna per riempire nel miglior modo della scatola, e ognuno di loro è contento di lasciare la propria e-mail con la speranza di poter instaurare un rapporto di amicizia con un ragazzo o ragazza gazawi. Inshallah!


Martedì 24 gennaio 2012
Istituto “G.Byron”(Genova) 40 alunni

Martedì 24 gennaio Cristina, Betta, Irene e Alvaro incontrano due classi dell’Istituto G. Byron, la quarta e la terza. I ragazzi della classe quarta i nostri educatori se li ricorderanno per un bel po’ di tempo. L’incontro con loro è stato pieno di soddisfazioni, si ricordano ancora l’intervento dell’anno scorso e ci dimostrano sin da subito che apprezzano e comprendono appieno il nostro lavoro.


L’introduzione di Cristina diventa così un veloce ripasso degli argomenti trattati l’anno scorso, con momenti di riflessione in cui si focalizza l’attenzione sulla solidarietà e sulla capacità di reciproco aiuto.
Molti sono i quesiti che si pongono i ragazzi: Edoardo:  “Ma se io vedo uno di una classe sociale  più elevata che non fa nulla perché dovrei farlo io?” Si coglie così l’occasione per spiegare l’importanza del progetto educativo di Music For Peace e dell’impegno degli educatori che, ormai da anni, parlano con le nuove generazioni cercando di diffondere il seme della solidarietà.
Si parla e si discute insieme agli alunni sulla questione palestinese e anche qui ci dimostrano di ricordare le reali condizioni in cui vivono i gazawi, tutto questo per introdurre Anas che, come ormai fa da diverse mattine, spiega e racconta la sua storia e il suo paese.
Anas, dopo una breve presentazione, chiede subito agli studenti: “A cosa pensate prima di andare a dormire?” I ragazzi, un po’ increduli, iniziano a vociferare tra di loro, poi Camilla risponde: “Ma alle cose normali” in seguito Edoardo: “Mah, al fatto che il giorno dopo devo andare a scuola”
Anas spiega che l’unico pensiero della popolazione della Striscia di Gaza prima di andare a dormire ogni sera è quello se riusciranno a passare la notte e vedere un altro giorno.
Edoardo, si fa portavoce dei sentimenti di tutti i compagni di classe e chiede ad Alvaro di dire ad Anas che “noi in Occidente abbiamo perso la capacità di lottare, non ci sono più valori e facciamo  prevalere unicamente egoismo e superficialità”. L’incontro in aula magna finisce con queste parole cariche di sincerità e con l’applauso spontaneo da parte degli studenti per Anas.
Finito l’intervento al piano superiore i ragazzi, insieme agli educatori, si rimboccano le maniche e comincia a confezionare i pacchi di alimentari, sono molto attivi, tonici e con tanta voglia di fare. Imballati i pacchi nessuno si rifiuta di scrivere il proprio nome e di lasciare la propria e-mail per rimanere in contatto con i ragazzi che riceveranno i pacchi a Gaza.
Dalle ore 11:00 è la volta della terza superiore dell’Istituto G. Byron.
Questa ragazzi, a differenza degli alunni di quarta, si distraggono molto facilmente e tendono a prendere poco sul serio gli argomenti trattati durante la parte teorica dell’intervento educativo.
I nostri educatori riescono comunque a interagire con loro e a intavolare un dialogo riguardo le attività svolte da Music For Peace.
Finita la parte introduttiva Alvaro si concentra sul conflitto israelo-palestinese e in particolare sull’operazione “Piombo Fuso” che colpì Gaza a tra il 2008 e il 2009. Si parla dei danni portati dall’uso del fosforo bianco sulla popolazione gazawi. Sono un po’ impassibili anche durante l’incontro con Anas, poche sono le domande che rivolgono al nostro amico.
Paolo: “Ci sono rivolte da parte dei palestinese nei confronti degli israeliani?”, Anas risponde che ovviamente ci sono dei meccanismi di difesa da parte dei palestinesi, ma che la cosa più importante per loro è non perdere mai la speranza nel cuore.

Giunti in magazzino i ragazzi cambiano volto completamente e si danno una gran da fare nell’impacchettare le scatole di cibo, nel firmarle e nel collocarle nei pallets.

 


 

Lunedì 23 gennaio 2012
Istituto “G. Byron”(Genova) 45 alunni
Alvaro, Cristina, Betta e Irene hanno molto da fare nella sede-magazzino, infatti, divisi in due turni, incontreranno gli alunni delle classi prima, seconda e quinta dell’Istituto G. Byron.
I primi ad arrivare sono i ragazzi di prima e seconda. Alvaro inizia presentando l’associazione, cercando di interagire con  gli alunni che, nonostante la timidezza, danno delle risposte positive.   Gli alunni di seconda si ricordano l’intervento dell’anno scorso e aiutano Alvaro a spiegare ai ragazzi di prima il modus operandi dell’associazione, il Solidarbus e il Che Festival. Dopo la visione del video di presentazione dell’Associazione, Alvaro inizia a parlare della situazione nella Striscia di Gaza e del conflitto israeliano-palestinese. Viene spiegata loro l’operazione militare “Piombo Fuso” e la questione delle armi chimiche, utilizzate durante la suddetta operazione contro la Striscia di Gaza.
Una volta visionato il filmato della missione in Palestina nel 2009 è il momento della testimonianza di Anas, nostro amico e guida nelle due missioni svolte a Gaza. Ci parla dell’importanza che ha per i palestinesi il sentimento di appartenenza alla propria terra che permette loro di continuare, nonostante la terribile realtà della guerra, a lottare per i loro diritti.
Subito dopo Betta inizia il percorso in magazzino spiegando loro ogni reparto, dai medicinali fino alla didattica, racconta  anche di come la sede di Music For Peace sia stata ristrutturata utilizzando materiale da riciclo.
Dopo il tour in magazzino è il momento di rimboccarsi le maniche e preparare le scatole da 20 Kg di alimentari. Una volta divisi in quattro gruppi partono alla caccia di riso, farina e tutto il necessario per riempire i pacchi. Sono molto entusiasti del lavoro che stanno svolgendo e dell’aiuto che stanno dando, tanto da voler scrivere il proprio  indirizzo e-mail nelle scatole per consentire a chi le riceve di mettersi in contatto e ringraziare.
Verso le ore 11:00 è la volta della classe quinta. L’intervento con loro diventa molto più diretto e colloquiale, si ricordano perfettamente l’incontro dell’anno scorso presso la sede-magazzino. Abbiamo modo, quindi, di rinfrescarci a vicenda la memoria riguardo la situazione a Gaza e nei territori palestinesi e di ricordare ai ragazzi che il più grande aiuto che noi possiamo dare a loro è parlare di quello che veramente accade in Palestina, affinché questo popolo e la loro lotta per i propri diritti non venga dimenticata.
Dopo Gaza si ha anche l’opportunità di parlare della delicata situazione del Saharawi. Alvaro racconta loro aneddoti molto toccanti della sua esperienza nella missione del 2010.  Il racconto del muro, costruito negli anni ’80, che divide il Sahara Occidentale in due e che impedisce ai profughi saharawi di far ritorno nelle proprie terre, è causa di disgusto e disapprovazione da parte degli studenti.
Dopo le parole, i fatti. Gli alunni insieme al professore che li ha accompagnati si trasformano in volontari di Music For Peace per un giorno e confezionano con entusiasmo i pacchi famiglia da 20 kg di alimentari.
Finito l’incontro Cristina chiede di definire con una parola l’esperienza appena vissuta. Le risposte sono state varie, quelle che di più hanno colpito gli educatori sono: “coraggioso” e “costruttivo”.

 


Venerdì 20 gennaio 2012
Scuola Media “Don Orengo” (Genova) 15 alunni
Scuola Elementare “Tommaseo”(Genova)15 alunni
 
Oggi Venerdì 20 gennaio gli educatori di Music For Peace incontrano due scuole nella mattinata: La scuola media “Don Orengo” e la scuola elementare “Tommaseo”, circa 30 studenti in tutto.
I tredici ragazzi della scuola media ci hanno già incontrati negli anni precedenti e , anche se sono un po’ assonnati e assenti, si riesce a fare una buona introduzione delle tematiche che affronta l’associazione.
Molte sono le domande che Alvaro rivolge a loro e cui rispondono molto timidamente:
“Che cos’è un’associazione umanitaria?” e Giada in maniera corretta risponde: “E’ un’associazione che aiuta le persone”.  Scopriamo anche che nessuno di loro è mai stato al “Che festival”, però lo conoscono, e con stupore veniamo a conoscenza che non hanno mai visto il Solidarbus. Dopo aver visionato il video di presentazione dell’associazione si inizia a parlare di Gaza e della missione del 2011. Presentiamo il nostro amico gazawi Anas che spiega tutta la situazione della Palestina dal 1948 fino ai giorni nostri.
Finito in aula magna scendiamo tutti in magazzino dove Betta illustra la sala dove si fa riunione e la zona smistamento dei medicinali. I ragazzi, superata la timidezza, si dimostrano molto attivi nel confezionamento della scatola di alimentari, che poi firmeranno uno per uno lasciando anche la propria e-mail con la speranza di istaurare un contatto con i ragazzi gazawi.
Alle ore undici arrivano i bambini della seconda A della scuola elementare “Tommaseo” accompagnati dalla maestra Luana Sanzone.
Questi bimbi sono molto allegri, vivaci e molto educati, tanto da voler presentarsi uno per uno. Alcune bambine ci  dicono che sono state a ballare al Che Festival!
 Intervengono, si divertono e sanno il materiale che Music For Peace porta nelle missioni umanitarie. Andrea afferma: “Noi ve le diamo a voi che poi li date ai bambini!”
Betta spiega ai bimbi le conseguenze  delle catastrofi naturali o della guerra. Gente che rimane senza casa, senza elettricità o acqua; allora una bimba di nome Yuma chiede molto ingenuamente: “Ma se non hanno l’acqua si lavano i denti con le dita?”
Dopo aver spiegato in quali situazioni l’associazione effettua le missioni Alvaro introduce Anas e i bambini appena lo vedono si zittiscono e lo ascoltano con grande attenzione e curiosità. I bambini chiedono ad Anas della sua vita, della sua famiglia, e soprattutto dei suoi bambini a Gaza. Arianna chiede i nomi dei nove figli di Anas e rimangono tutti colpiti dal nome “Laila”, una delle figlie più piccole;  a questo punto Anas mostra ai bimbi una foto della figlia. Che bella!!” esclamano tutti.
Finito l’intervento educativo i bambini assieme alle maestre pranzano al sacco nel nostro centro. Ci salutano con un gran sorriso e grandi speranze per il futuro.

 

 


Giovedì 19 gennaio 2012
Scuola Elementare “Spinola”(Genova) 40 alunni

Irene, Betta, Alvaro e Cristina ricevono gli alunni della scuola elementare “Spinola”. I bimbi ricordano l’intervento degli anni scorsi e sanno benissimo come funziona Music for Peace. Infatti Marco afferma: “Voi il cibo lo mettete in dei pacchi e poi li date”.
Betta continua la presentazione dell’associazione parlando delle missioni e su come la consegna famiglia per famiglia dei pacchi di alimentari sia una delle forze di Music For Peace. Non c’è bisogno di spiegare molto, sanno già tutto!
 Gli interventi in aula magna si svolgono in maniera molto tranquilla, partecipativa anche se i ragazzi di IV  sembrano essere un po’ confusi, infatti alla domanda di Avaro “Dove si trova la Palestina?”  Claudio risponde “in Mesopotamia” Gli educatori colgono l’occasione per provare il nuovo gioco del progetto educativo: “I fazzoletti dei diritti” in cui due squadre si contendono diversi fazzoletti ciascuno dei quali rappresenta un diritto che può essere vero oppure falso.
Nel frattempo in magazzino Irene e Cristina accompagnano i bambini di IV C. Sono stupiti quando le educatrici raccontano di come la palazzina sia stata rimessa in sesto utilizzando solo materiale da riciclo.
Alcuni, guardando il Solidarbus affermano : “Abbiamo visto la gente divertirsi e ballare sotto il bus!”
Ad accompagnare i bambini c’è anche Yasser, uno degli ospiti giunti dalla Palestina, che spiega che anche lui si occupa, attraverso la sua associazione, di bambini a Gaza.
Nel secondo intervento in aula magna, con la IV C, Alvaro insieme ad Anas, un nostro ospite palestinese, parlano di Gaza e della situazione della Palestina. I bambini sono molto entusiasti e curiosi, molto sono le domande che rivolgono al nostro amico Anas. Michele chiede: “ come sono le scuole a Gaza”? e Anas risponde: “Le scuole sono normali, l’unica cosa che cambia è che purtroppo anche esse sono diventati obiettivi militari e, spesso vengono bombardate” Racconta anche di come la guerra per loro sia diventata la normalità e di come suo figlio, che ha 4 anni, da grande voglia diventare un militare e “prendere un Kalašnikov in mano e combattere”.
Alla fine della giornata di interventi educativi le parole di Anas sono motivo di riflessione non soltanto per i bambini ma anche per gli educatori e le maestre.

 


Martedì 17 gennaio 2012
Istituto Alberghiero “Bergese”(Genova) 30 alunni

Sono circa 30 i ragazzi dell’istituto alberghiero “Bergese”  che arrivano, eroici, in treno e a piedi da Sestri  Ponente nel giorno dello sciopero dell’autobus.
Sono le prime classi delle superiori che vengono a trovarci nella nostra sede e i primi ragazzi che parleranno con i nostri tre ospiti, Anas, Yasser e Mahmoud, appena giunti dalla Palestina, più precisamente dalla Striscia di Gaza.
Si inizia l’incontro con la proiezione del  video di presentazione dell’associazione. Dopo una breve introduzione di Alvaro prende la parola Anas, che racconta di sé e degli abitanti di Gaza. Racconta la quotidianità di Gaza, gli effetti della guerra: le case distrutte, l’uccisione di migliaia di persone, fra cui centinaia di bambini. Poi giunge alla sua storia personale: la prigionia nelle carceri Israeliane, la morte di un fratello, la distruzione della sua casa.
Un ragazzo, Marco, chiede come funzionano gli scontri, com’è la guerra.
Anas fa un breve excursus storico, raccontando gli inizi del conflitto, le cause, le conseguenze. Si parte dal 1948 con la fondazione dello stato d’Israele e gli inizi dei conflitti, fino a giungere alle trattative di pace del 1992, in cui i palestinesi chiedevano il riconoscimento del 22 % delle loro terre.
Giuseppina domanda: “ com’è la vita in prigione?”.  Anas racconta che in prigione non è possibile avere contatti con l’esterno, di nessun tipo. Da questa esperienza Anas ha imparato ad apprezzare di più la vita e a essere un uomo più forte. Sono tante le domande che hanno da fare i ragazzi. Chiara domanda: “Com’è la vita dei bambini Gazawi? Anas racconta di come i bambini siano spaventati, psicologicamente provati dalla guerra e domanda ai ragazzi: “secondo voi che tipo di uomini saranno questi bimbi? Il silenzio generale ci dimostra che il messaggio è stato recepito.
Finito l’incontro con Anas c’è tempo ancora per la proiezione del video sulla missione di Gaza del 2009 e la riflessione importantissima di Alvaro sull’informazione e il passaparola, sul diritto e dovere di creare comunicazioni , solidarietà, azioni.
Anche nel secondo incontro l’intervento di Anas scatena un fuoco di domande da parte dei ragazzi e stavolta anche l’insegnante è molto interessata.
Nel frattempo in magazzino c’è un gran da fare . I ragazzi della seconda superiore per primi si appassionano alla confezione delle scatola. Capiscono al volo come confezionarla e si organizzano rapidamente fra di loro: chiudono, firmano rapidamente la scatola , la impilano; anzi no, prima ci scappa una foto: foto di gruppo con la scatola da 20 kg di alimentari!
Anche i ragazzi di prima superiore rispondono bene all’attività nel magazzino, forse sono un po’ più timidi però si appassionano al gioco degli incastri nel pacco: sale, riso, zucchero ecc.
Loro, che hanno già avuto modo di parlare  con gli ospiti palestinesi, quando salgono sul Solidarbus sono molto incuriositi dalle foto di Gaza. Probabilmente da oggi avranno un attenzione diversa quando sentiranno parlare di missioni umanitarie , di Palestina e di solidarietà.


Venerdì 13 gennaio 2012
Scuola Media “Cantore” (Genova) 80 alunni
Elisabetta, Alvaro e Cristina ricevono gli alunni della scuola media “Cantore” che, dopo qualche difficoltà riescono a raggiungere la sede dell’Associazione . Le prime classi ad arrivare sono prima e seconda C.
Gli studenti di questa scuola si dimostrano tutti attenti e molto partecipativi. Molti di loro ci hanno già incontrato l’anno scorso e sono ben contenti di conoscere e toccare con mano le attività di Music For Peace.
Si inizia con una piccola presentazione, poi subito al sodo affrontando il tema della raccolta, del Solidarbus e del Che festival!
Alvaro domanda: “Chi da a Music For Peace tutto il materiale che raccoglie?” e Amanda un po’ distratta risponde: “Il ministro dell’istruzione”  la risposta è motivo di sorriso in tutti i presenti in aula.
 
Finita l’introduzione il gruppo si divide in due, chi rimane in aula maga e chi va a visitare il magazzino e a preparare il pacco famiglia di alimentari. In aula rimane la 1° C.
Si mostrano loro le foto dell’ultima missione a Gaza e ci si sofferma sul discorso delle catastrofi artificiali e naturali, a tal proposito Andrea, di 12 anni, ricorda l’alluvione che colpì Genova il 4 novembre 2011. Alvaro approfitta così anche per parlare del terremoto che colpì l’Abbruzzo nel 2009 e far vedere loro il video relativo.
 
I ragazzi della 2° C, scesi in magazzino, rimangono colpiti dall'autobus e fanno molte domande, qualcuno chiede il permesso alla professoressa se può scattare qualche foto. Sono increduli al pensiero che tutto il magazzino sia stato rimesso in piedi utilizzando materiale destinato alla discarica e trovano questo metodo di lavoro sia molto efficiente.
Le loro parole sono motivo di grande soddisfazione.
 
Verso le ore 11 arrivano le altre due classi della giornata. Si tratta della prima e della seconda A.
Questa volta è la Betta a lanciarsi nell’introduzione riuscendo perfettamente nell’intento.  Sono ragazzi molto preparati e conoscono bene i meccanismi della solidarietà.
 
Con i ragazzi di 1° A si parla di Gaza e si guarda insieme a loro il video della rispettiva missione del 2009. Alvaro spiega loro gli effetti delle bombe al fosforo bianco che sono state utilizzate durante l’operazione militare “Piombo Fuso” che colpì Gaza a cavallo tra il 2008 e il 2009. Lo sconcerto è tale che Anna chiede: “ma si tratta di un film?” purtroppo la risposta è no.
 
Le quattro classi venute ad incontraci hanno ispezionato ogni angolo del magazzino e hanno contribuito in maniera eccellente al riempimento della scatola di 20 kg di cibo.
Ci hanno salutato con tante promesse: chi ha detto “ ci vediamo al festival”, chi “alla prossima settimana”  e chi ha promesso di portare qui amici e genitori.
Che dire?- Giornata carica di soddisfazioni per gli educatori che hanno saputo trasmettere lo spirito dell’associazione e che hanno saputo ottenere dai ragazzi risposte positive.


Mercoledì 11 gennaio 2012
Scuola elementare Garaventa ( Genova ) 35 alunni
 
Secondo giorno di interventi educativi ai Diritti Umani, alla pace e alla mondialità. Oggi incontriamo le ultime classi della scuola elementare Lorenzo Garaventa, la 1 a e la 2 b, per un totale di  35 bambini più le quattro maestre che accompagnano.
Gli educatori si scambiano i ruoli e oggi Elisabetta si occupa dell’introduzione. Si parte subito con la presentazione dell’associazione, sono piccoli quindi l’associazione diventa “un gruppo di amici che vogliono fare tutti la stessa cosa: aiutare chi è in difficoltà”.
Esattamente come per il giorno prima con Alvaro il metodo è quello di far arrivare i bambini stessi alle conclusione con una serie di domande e passaggi logico deduttivi. Questa cosa funziona in modo perfetto per far capire che tipo di generi alimentari vengono raccolti, cosi come i giochi, le medicine e il materiale de per la didattica, non lo è allo stesso modo per far capire ai bimbi perché non si può portare l’acqua. Elisabetta non demorde e trova il modo per farlo capire. Anche i bimbi cercano di aiutare Elisabetta, infatti Chiara dice: “…ma portare succhi di frutta?”. Il sorriso viene spontaneo.
 Quando poi chiediamo chi aiuta a fare la raccolta le risposte sono le più svariate: ”babbo natale” e “Dio”.
Non c’è che dire, sappiamo scegliere bene i nostri collaboratori!
A parte gli scherzi e gli aneddoti di folklore i bambini hanno compreso il lavoro dell’associazione. Quando parliamo del Che festival! viene fuori che sono in tanti ad esserci già venuti e sembrano abbastanza coinvolti dalla proposta di appendere la locandina della festa e convincere le persone a fare la raccolta. Alberto: “Io quel foglio lì lo dò al mio papà così lui lo appende in ufficio” Bravo ! ha capito.
A questo punto i gruppi si dividono. I più piccoli della prima vanno con Alvaro e Chiara in magazzino, Arianna ed Elisabetta invece rimangono in Aula Magna.
Qui è Arianna che conduce , il discorso va sulle guerre volute da pochi e subite da molti. Guardano con interesse le foto, ma sono piccini e cominciano ad avere dei problemi di attenzione. E’ il momento di giocare al gioco dei diritti. Si appassionano al gioco, che finisce presto e finalmente arriva il momento della “gita” in magazzino.
All’altra classe che arriva dalla preparazione della scatola tocca ora  un po’ di lezione e un po’ di gioco.
Giù in magazzino le maestre partecipano anche loro con entusiasmo alla preparazione della scatola 20 kg formato famiglia, e si prendono nota anche di come vengono ripartiti all’interno di essa i generi alimentari.
Non c’è che dire, ieri e oggi le maestre ci hanno dato una grossa mano, sia con i bambini sia gratificando il nostro lavoro. Le scatole vengono chiuse e arriva il momento delle immancabili firme sulla parte esterna del pacco. Un giro sul Solidarbus, vorrebbero tutti fare una viaggio col nostro autobus, ed è l’ora di andare. Bisogna tornare a scuola per mangiare! Ci lasciamo con la promessa di sentirci per la raccolta e per la festa. Siamo tutti sicuri che li rivedremo.


 Martedì 10 Gennaio 2012
Scuola Elementare “Garaventa” (Genova) 95 Alunni

Oggi 10 gennaio inizia l’avventura del progetto educativo 2012. Da quest’anno  il progetto si svolgerà completamente  presso la sede dell’associazione, diversamente dagli anni precedenti in cui erano gli educatori ad andare presso le scuole liguri.
Si inaugura nell’aula magna “Vik” con un presentazione generale dell’associazione e del suo operato con i bambini delle classi seconda e quarta A della scuola elementare “Garaventa”. I bimbi sono subito molto coinvolti, molti di loro hanno partecipato ai laboratori del Che Festival 2011 e sanno già a grandi linee di cosa si occupa la nostra associazione, infatti Luigi, mentre si parla degli alimenti, afferma: “Raccogliete le cose che non scadono in fretta”.  Pietro invece ci sorprende con una bella considerazione sui giochi da portare: “è meglio evitare giochi di guerra come le pistole perché sennò imparano la guerra”
Dopo aver presentato l’associazione si dividono le due classi, la seconda si reca insieme a Betta e Chiara a visitare il magazzino, mentre la classe quarta rimane in aula magna per continuare l’intervento didattico.
I bimbi sono molto entusiasti di visitare il magazzino e si emozionano nel vedere il reparto dei giochi, delle medicine, del materiale didattico e soprattutto del reparto alimentari perché si rendono conto di quanto è stato spiegato da Alvaro in precedenza. L’apice dell’emozione si raggiunge nel confezionare il pacco da venti kg di cibo che poi uno ad uno firmeranno.
Nel frattempo in aula magna Alvaro spiega ai bambini di quarta i posti di destinazione degli aiuti donati dalla popolazione ligure; luoghi spesso colpiti da calamità naturali o da guerre. Si parla di Gaza, luogo oggetto dell’ultima missione dell’associazione, della situazione riscontrata in loco e del perché Music For Peace ha deciso di dare una mano alla popolazione gazawi. Si toccano argomenti come la guerra e molte sono le riflessioni dei bimbi, spesso innocenti ma non per questo sbagliate.  Sofia afferma: ”la guerra la fa chi vuole prendere dai poveri”  
Si parla anche dei Diritti Umani attraverso il gioco dei Diritti, fatto con un pallone di pezza raffigurante il mondo e carte plastificate.
Ora si cambia classe, arriva la seconda e la quarta scende in magazzino. I bimbi di seconda sono un po’ spaesati, alle domande di Alvaro:
 “Dove si trova Gaza?” Erika risponde: “Nel Vangelo” oppure “chi fa la guerra?” Roberto risponde: “i pedoni”
Anche  le maestre erano molto coinvolte durante tutti gli interventi.
Verso le 10 e 45 arrivano le classi quinta e terza A. L’intervento con loro si svolge nella stessa maniera, ma purtroppo molto di fretta, visto il poco tempo a disposizione. I bimbi di terza sono un po’ agitati, ma alla fine gli educatori riescono a coinvolgerli. Si fissano su un disegno presente nella mostra fotografica, che rappresenta la guerra, fatto da un bambino palestinese. Matteo si fa forza e prende la parola: “Vorrei tanto che i bimbi palestinesi disegnassero la gente che fa la pace!” Come dargli torto?
Con questa riflessione finisce la prima giornata di un progetto che si annuncia pieno di soddisfazioni.

 


 

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