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SOLIDARSCUOLA 2012
"DIARIO DI BORDO"

Lunedì 23 gennaio 2012 Istituto “G. Byron”(Genova) 45 alunni Alvaro, Cristina, Betta e Irene hanno molto da fare nella sede-magazzino, infatti, divisi in due turni, incontreranno gli alunni delle classi prima, seconda e quinta dell’Istituto G. Byron. I primi ad arrivare sono i ragazzi di prima e seconda. Alvaro inizia presentando l’associazione, cercando di interagire con gli alunni che, nonostante la timidezza, danno delle risposte positive. Gli alunni di seconda si ricordano l’intervento dell’anno scorso e aiutano Alvaro a spiegare ai ragazzi di prima il modus operandi dell’associazione, il Solidarbus e il Che Festival. Dopo la visione del video di presentazione dell’Associazione, Alvaro inizia a parlare della situazione nella Striscia di Gaza e del conflitto israeliano-palestinese. Viene spiegata loro l’operazione militare “Piombo Fuso” e la questione delle armi chimiche, utilizzate durante la suddetta operazione contro la Striscia di Gaza. Una volta visionato il filmato della missione in Palestina nel 2009 è il momento della testimonianza di Anas, nostro amico e guida nelle due missioni svolte a Gaza. Ci parla dell’importanza che ha per i palestinesi il sentimento di appartenenza alla propria terra che permette loro di continuare, nonostante la terribile realtà della guerra, a lottare per i loro diritti. Subito dopo Betta inizia il percorso in magazzino spiegando loro ogni reparto, dai medicinali fino alla didattica, racconta anche di come la sede di Music For Peace sia stata ristrutturata utilizzando materiale da riciclo. Dopo il tour in magazzino è il momento di rimboccarsi le maniche e preparare le scatole da 20 Kg di alimentari. Una volta divisi in quattro gruppi partono alla caccia di riso, farina e tutto il necessario per riempire i pacchi. Sono molto entusiasti del lavoro che stanno svolgendo e dell’aiuto che stanno dando, tanto da voler scrivere il proprio indirizzo e-mail nelle scatole per consentire a chi le riceve di mettersi in contatto e ringraziare. Verso le ore 11:00 è la volta della classe quinta. L’intervento con loro diventa molto più diretto e colloquiale, si ricordano perfettamente l’incontro dell’anno scorso presso la sede-magazzino. Abbiamo modo, quindi, di rinfrescarci a vicenda la memoria riguardo la situazione a Gaza e nei territori palestinesi e di ricordare ai ragazzi che il più grande aiuto che noi possiamo dare a loro è parlare di quello che veramente accade in Palestina, affinché questo popolo e la loro lotta per i propri diritti non venga dimenticata. Dopo Gaza si ha anche l’opportunità di parlare della delicata situazione del Saharawi. Alvaro racconta loro aneddoti molto toccanti della sua esperienza nella missione del 2010. Il racconto del muro, costruito negli anni ’80, che divide il Sahara Occidentale in due e che impedisce ai profughi saharawi di far ritorno nelle proprie terre, è causa di disgusto e disapprovazione da parte degli studenti. Dopo le parole, i fatti. Gli alunni insieme al professore che li ha accompagnati si trasformano in volontari di Music For Peace per un giorno e confezionano con entusiasmo i pacchi famiglia da 20 kg di alimentari. Finito l’incontro Cristina chiede di definire con una parola l’esperienza appena vissuta. Le risposte sono state varie, quelle che di più hanno colpito gli educatori sono: “coraggioso” e “costruttivo”.
Venerdì 20 gennaio 2012 Scuola Media “Don Orengo” (Genova) 15 alunni Scuola Elementare “Tommaseo”(Genova)15 alunni Oggi Venerdì 20 gennaio gli educatori di Music For Peace incontrano due scuole nella mattinata: La scuola media “Don Orengo” e la scuola elementare “Tommaseo”, circa 30 studenti in tutto. I tredici ragazzi della scuola media ci hanno già incontrati negli anni precedenti e , anche se sono un po’ assonnati e assenti, si riesce a fare una buona introduzione delle tematiche che affronta l’associazione. Molte sono le domande che Alvaro rivolge a loro e cui rispondono molto timidamente: “Che cos’è un’associazione umanitaria?” e Giada in maniera corretta risponde: “E’ un’associazione che aiuta le persone”. Scopriamo anche che nessuno di loro è mai stato al “Che festival”, però lo conoscono, e con stupore veniamo a conoscenza che non hanno mai visto il Solidarbus. Dopo aver visionato il video di presentazione dell’associazione si inizia a parlare di Gaza e della missione del 2011. Presentiamo il nostro amico gazawi Anas che spiega tutta la situazione della Palestina dal 1948 fino ai giorni nostri. Finito in aula magna scendiamo tutti in magazzino dove Betta illustra la sala dove si fa riunione e la zona smistamento dei medicinali. I ragazzi, superata la timidezza, si dimostrano molto attivi nel confezionamento della scatola di alimentari, che poi firmeranno uno per uno lasciando anche la propria e-mail con la speranza di istaurare un contatto con i ragazzi gazawi. Alle ore undici arrivano i bambini della seconda A della scuola elementare “Tommaseo” accompagnati dalla maestra Luana Sanzone. Questi bimbi sono molto allegri, vivaci e molto educati, tanto da voler presentarsi uno per uno. Alcune bambine ci dicono che sono state a ballare al Che Festival! Intervengono, si divertono e sanno il materiale che Music For Peace porta nelle missioni umanitarie. Andrea afferma: “Noi ve le diamo a voi che poi li date ai bambini!” Betta spiega ai bimbi le conseguenze delle catastrofi naturali o della guerra. Gente che rimane senza casa, senza elettricità o acqua; allora una bimba di nome Yuma chiede molto ingenuamente: “Ma se non hanno l’acqua si lavano i denti con le dita?” Dopo aver spiegato in quali situazioni l’associazione effettua le missioni Alvaro introduce Anas e i bambini appena lo vedono si zittiscono e lo ascoltano con grande attenzione e curiosità. I bambini chiedono ad Anas della sua vita, della sua famiglia, e soprattutto dei suoi bambini a Gaza. Arianna chiede i nomi dei nove figli di Anas e rimangono tutti colpiti dal nome “Laila”, una delle figlie più piccole; a questo punto Anas mostra ai bimbi una foto della figlia. Che bella!!” esclamano tutti. Finito l’intervento educativo i bambini assieme alle maestre pranzano al sacco nel nostro centro. Ci salutano con un gran sorriso e grandi speranze per il futuro.
Giovedì 19 gennaio 2012 Scuola Elementare “Spinola”(Genova) 40 alunni
Irene, Betta, Alvaro e Cristina ricevono gli alunni della scuola elementare “Spinola”. I bimbi ricordano l’intervento degli anni scorsi e sanno benissimo come funziona Music for Peace. Infatti Marco afferma: “Voi il cibo lo mettete in dei pacchi e poi li date”. Betta continua la presentazione dell’associazione parlando delle missioni e su come la consegna famiglia per famiglia dei pacchi di alimentari sia una delle forze di Music For Peace. Non c’è bisogno di spiegare molto, sanno già tutto! Gli interventi in aula magna si svolgono in maniera molto tranquilla, partecipativa anche se i ragazzi di IV sembrano essere un po’ confusi, infatti alla domanda di Avaro “Dove si trova la Palestina?” Claudio risponde “in Mesopotamia” Gli educatori colgono l’occasione per provare il nuovo gioco del progetto educativo: “I fazzoletti dei diritti” in cui due squadre si contendono diversi fazzoletti ciascuno dei quali rappresenta un diritto che può essere vero oppure falso. Nel frattempo in magazzino Irene e Cristina accompagnano i bambini di IV C. Sono stupiti quando le educatrici raccontano di come la palazzina sia stata rimessa in sesto utilizzando solo materiale da riciclo. Alcuni, guardando il Solidarbus affermano : “Abbiamo visto la gente divertirsi e ballare sotto il bus!” Ad accompagnare i bambini c’è anche Yasser, uno degli ospiti giunti dalla Palestina, che spiega che anche lui si occupa, attraverso la sua associazione, di bambini a Gaza. Nel secondo intervento in aula magna, con la IV C, Alvaro insieme ad Anas, un nostro ospite palestinese, parlano di Gaza e della situazione della Palestina. I bambini sono molto entusiasti e curiosi, molto sono le domande che rivolgono al nostro amico Anas. Michele chiede: “ come sono le scuole a Gaza”? e Anas risponde: “Le scuole sono normali, l’unica cosa che cambia è che purtroppo anche esse sono diventati obiettivi militari e, spesso vengono bombardate” Racconta anche di come la guerra per loro sia diventata la normalità e di come suo figlio, che ha 4 anni, da grande voglia diventare un militare e “prendere un Kalašnikov in mano e combattere”. Alla fine della giornata di interventi educativi le parole di Anas sono motivo di riflessione non soltanto per i bambini ma anche per gli educatori e le maestre.
Martedì 17 gennaio 2012 Istituto Alberghiero “Bergese”(Genova) 30 alunni
Sono circa 30 i ragazzi dell’istituto alberghiero “Bergese” che arrivano, eroici, in treno e a piedi da Sestri Ponente nel giorno dello sciopero dell’autobus. Sono le prime classi delle superiori che vengono a trovarci nella nostra sede e i primi ragazzi che parleranno con i nostri tre ospiti, Anas, Yasser e Mahmoud, appena giunti dalla Palestina, più precisamente dalla Striscia di Gaza. Si inizia l’incontro con la proiezione del video di presentazione dell’associazione. Dopo una breve introduzione di Alvaro prende la parola Anas, che racconta di sé e degli abitanti di Gaza. Racconta la quotidianità di Gaza, gli effetti della guerra: le case distrutte, l’uccisione di migliaia di persone, fra cui centinaia di bambini. Poi giunge alla sua storia personale: la prigionia nelle carceri Israeliane, la morte di un fratello, la distruzione della sua casa. Un ragazzo, Marco, chiede come funzionano gli scontri, com’è la guerra. Anas fa un breve excursus storico, raccontando gli inizi del conflitto, le cause, le conseguenze. Si parte dal 1948 con la fondazione dello stato d’Israele e gli inizi dei conflitti, fino a giungere alle trattative di pace del 1992, in cui i palestinesi chiedevano il riconoscimento del 22 % delle loro terre. Giuseppina domanda: “ com’è la vita in prigione?”. Anas racconta che in prigione non è possibile avere contatti con l’esterno, di nessun tipo. Da questa esperienza Anas ha imparato ad apprezzare di più la vita e a essere un uomo più forte. Sono tante le domande che hanno da fare i ragazzi. Chiara domanda: “Com’è la vita dei bambini Gazawi? Anas racconta di come i bambini siano spaventati, psicologicamente provati dalla guerra e domanda ai ragazzi: “secondo voi che tipo di uomini saranno questi bimbi? Il silenzio generale ci dimostra che il messaggio è stato recepito. Finito l’incontro con Anas c’è tempo ancora per la proiezione del video sulla missione di Gaza del 2009 e la riflessione importantissima di Alvaro sull’informazione e il passaparola, sul diritto e dovere di creare comunicazioni , solidarietà, azioni. Anche nel secondo incontro l’intervento di Anas scatena un fuoco di domande da parte dei ragazzi e stavolta anche l’insegnante è molto interessata. Nel frattempo in magazzino c’è un gran da fare . I ragazzi della seconda superiore per primi si appassionano alla confezione delle scatola. Capiscono al volo come confezionarla e si organizzano rapidamente fra di loro: chiudono, firmano rapidamente la scatola , la impilano; anzi no, prima ci scappa una foto: foto di gruppo con la scatola da 20 kg di alimentari! Anche i ragazzi di prima superiore rispondono bene all’attività nel magazzino, forse sono un po’ più timidi però si appassionano al gioco degli incastri nel pacco: sale, riso, zucchero ecc. Loro, che hanno già avuto modo di parlare con gli ospiti palestinesi, quando salgono sul Solidarbus sono molto incuriositi dalle foto di Gaza. Probabilmente da oggi avranno un attenzione diversa quando sentiranno parlare di missioni umanitarie , di Palestina e di solidarietà.
Venerdì 13 gennaio 2012 Scuola Media “Cantore” (Genova) 80 alunni Elisabetta, Alvaro e Cristina ricevono gli alunni della scuola media “Cantore” che, dopo qualche difficoltà riescono a raggiungere la sede dell’Associazione . Le prime classi ad arrivare sono prima e seconda C. Gli studenti di questa scuola si dimostrano tutti attenti e molto partecipativi. Molti di loro ci hanno già incontrato l’anno scorso e sono ben contenti di conoscere e toccare con mano le attività di Music For Peace. Si inizia con una piccola presentazione, poi subito al sodo affrontando il tema della raccolta, del Solidarbus e del Che festival! Alvaro domanda: “Chi da a Music For Peace tutto il materiale che raccoglie?” e Amanda un po’ distratta risponde: “Il ministro dell’istruzione” la risposta è motivo di sorriso in tutti i presenti in aula. Finita l’introduzione il gruppo si divide in due, chi rimane in aula maga e chi va a visitare il magazzino e a preparare il pacco famiglia di alimentari. In aula rimane la 1° C. Si mostrano loro le foto dell’ultima missione a Gaza e ci si sofferma sul discorso delle catastrofi artificiali e naturali, a tal proposito Andrea, di 12 anni, ricorda l’alluvione che colpì Genova il 4 novembre 2011. Alvaro approfitta così anche per parlare del terremoto che colpì l’Abbruzzo nel 2009 e far vedere loro il video relativo. I ragazzi della 2° C, scesi in magazzino, rimangono colpiti dall'autobus e fanno molte domande, qualcuno chiede il permesso alla professoressa se può scattare qualche foto. Sono increduli al pensiero che tutto il magazzino sia stato rimesso in piedi utilizzando materiale destinato alla discarica e trovano questo metodo di lavoro sia molto efficiente. Le loro parole sono motivo di grande soddisfazione. Verso le ore 11 arrivano le altre due classi della giornata. Si tratta della prima e della seconda A. Questa volta è la Betta a lanciarsi nell’introduzione riuscendo perfettamente nell’intento. Sono ragazzi molto preparati e conoscono bene i meccanismi della solidarietà. Con i ragazzi di 1° A si parla di Gaza e si guarda insieme a loro il video della rispettiva missione del 2009. Alvaro spiega loro gli effetti delle bombe al fosforo bianco che sono state utilizzate durante l’operazione militare “Piombo Fuso” che colpì Gaza a cavallo tra il 2008 e il 2009. Lo sconcerto è tale che Anna chiede: “ma si tratta di un film?” purtroppo la risposta è no. Le quattro classi venute ad incontraci hanno ispezionato ogni angolo del magazzino e hanno contribuito in maniera eccellente al riempimento della scatola di 20 kg di cibo. Ci hanno salutato con tante promesse: chi ha detto “ ci vediamo al festival”, chi “alla prossima settimana” e chi ha promesso di portare qui amici e genitori. Che dire?- Giornata carica di soddisfazioni per gli educatori che hanno saputo trasmettere lo spirito dell’associazione e che hanno saputo ottenere dai ragazzi risposte positive.
Mercoledì 11 gennaio 2012 Scuola elementare Garaventa ( Genova ) 35 alunni Secondo giorno di interventi educativi ai Diritti Umani, alla pace e alla mondialità. Oggi incontriamo le ultime classi della scuola elementare Lorenzo Garaventa, la 1 a e la 2 b, per un totale di 35 bambini più le quattro maestre che accompagnano. Gli educatori si scambiano i ruoli e oggi Elisabetta si occupa dell’introduzione. Si parte subito con la presentazione dell’associazione, sono piccoli quindi l’associazione diventa “un gruppo di amici che vogliono fare tutti la stessa cosa: aiutare chi è in difficoltà”. Esattamente come per il giorno prima con Alvaro il metodo è quello di far arrivare i bambini stessi alle conclusione con una serie di domande e passaggi logico deduttivi. Questa cosa funziona in modo perfetto per far capire che tipo di generi alimentari vengono raccolti, cosi come i giochi, le medicine e il materiale de per la didattica, non lo è allo stesso modo per far capire ai bimbi perché non si può portare l’acqua. Elisabetta non demorde e trova il modo per farlo capire. Anche i bimbi cercano di aiutare Elisabetta, infatti Chiara dice: “…ma portare succhi di frutta?”. Il sorriso viene spontaneo. Quando poi chiediamo chi aiuta a fare la raccolta le risposte sono le più svariate: ”babbo natale” e “Dio”. Non c’è che dire, sappiamo scegliere bene i nostri collaboratori! A parte gli scherzi e gli aneddoti di folklore i bambini hanno compreso il lavoro dell’associazione. Quando parliamo del Che festival! viene fuori che sono in tanti ad esserci già venuti e sembrano abbastanza coinvolti dalla proposta di appendere la locandina della festa e convincere le persone a fare la raccolta. Alberto: “Io quel foglio lì lo dò al mio papà così lui lo appende in ufficio” Bravo ! ha capito. A questo punto i gruppi si dividono. I più piccoli della prima vanno con Alvaro e Chiara in magazzino, Arianna ed Elisabetta invece rimangono in Aula Magna. Qui è Arianna che conduce , il discorso va sulle guerre volute da pochi e subite da molti. Guardano con interesse le foto, ma sono piccini e cominciano ad avere dei problemi di attenzione. E’ il momento di giocare al gioco dei diritti. Si appassionano al gioco, che finisce presto e finalmente arriva il momento della “gita” in magazzino. All’altra classe che arriva dalla preparazione della scatola tocca ora un po’ di lezione e un po’ di gioco. Giù in magazzino le maestre partecipano anche loro con entusiasmo alla preparazione della scatola 20 kg formato famiglia, e si prendono nota anche di come vengono ripartiti all’interno di essa i generi alimentari. Non c’è che dire, ieri e oggi le maestre ci hanno dato una grossa mano, sia con i bambini sia gratificando il nostro lavoro. Le scatole vengono chiuse e arriva il momento delle immancabili firme sulla parte esterna del pacco. Un giro sul Solidarbus, vorrebbero tutti fare una viaggio col nostro autobus, ed è l’ora di andare. Bisogna tornare a scuola per mangiare! Ci lasciamo con la promessa di sentirci per la raccolta e per la festa. Siamo tutti sicuri che li rivedremo.
Martedì 10 Gennaio 2012 Scuola Elementare “Garaventa” (Genova) 95 Alunni
Oggi 10 gennaio inizia l’avventura del progetto educativo 2012. Da quest’anno il progetto si svolgerà completamente presso la sede dell’associazione, diversamente dagli anni precedenti in cui erano gli educatori ad andare presso le scuole liguri. Si inaugura nell’aula magna “Vik” con un presentazione generale dell’associazione e del suo operato con i bambini delle classi seconda e quarta A della scuola elementare “Garaventa”. I bimbi sono subito molto coinvolti, molti di loro hanno partecipato ai laboratori del Che Festival 2011 e sanno già a grandi linee di cosa si occupa la nostra associazione, infatti Luigi, mentre si parla degli alimenti, afferma: “Raccogliete le cose che non scadono in fretta”. Pietro invece ci sorprende con una bella considerazione sui giochi da portare: “è meglio evitare giochi di guerra come le pistole perché sennò imparano la guerra” Dopo aver presentato l’associazione si dividono le due classi, la seconda si reca insieme a Betta e Chiara a visitare il magazzino, mentre la classe quarta rimane in aula magna per continuare l’intervento didattico. I bimbi sono molto entusiasti di visitare il magazzino e si emozionano nel vedere il reparto dei giochi, delle medicine, del materiale didattico e soprattutto del reparto alimentari perché si rendono conto di quanto è stato spiegato da Alvaro in precedenza. L’apice dell’emozione si raggiunge nel confezionare il pacco da venti kg di cibo che poi uno ad uno firmeranno. Nel frattempo in aula magna Alvaro spiega ai bambini di quarta i posti di destinazione degli aiuti donati dalla popolazione ligure; luoghi spesso colpiti da calamità naturali o da guerre. Si parla di Gaza, luogo oggetto dell’ultima missione dell’associazione, della situazione riscontrata in loco e del perché Music For Peace ha deciso di dare una mano alla popolazione gazawi. Si toccano argomenti come la guerra e molte sono le riflessioni dei bimbi, spesso innocenti ma non per questo sbagliate. Sofia afferma: ”la guerra la fa chi vuole prendere dai poveri” Si parla anche dei Diritti Umani attraverso il gioco dei Diritti, fatto con un pallone di pezza raffigurante il mondo e carte plastificate. Ora si cambia classe, arriva la seconda e la quarta scende in magazzino. I bimbi di seconda sono un po’ spaesati, alle domande di Alvaro: “Dove si trova Gaza?” Erika risponde: “Nel Vangelo” oppure “chi fa la guerra?” Roberto risponde: “i pedoni” Anche le maestre erano molto coinvolte durante tutti gli interventi. Verso le 10 e 45 arrivano le classi quinta e terza A. L’intervento con loro si svolge nella stessa maniera, ma purtroppo molto di fretta, visto il poco tempo a disposizione. I bimbi di terza sono un po’ agitati, ma alla fine gli educatori riescono a coinvolgerli. Si fissano su un disegno presente nella mostra fotografica, che rappresenta la guerra, fatto da un bambino palestinese. Matteo si fa forza e prende la parola: “Vorrei tanto che i bimbi palestinesi disegnassero la gente che fa la pace!” Come dargli torto? Con questa riflessione finisce la prima giornata di un progetto che si annuncia pieno di soddisfazioni.
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